"Guerra" alle polpette avvelenate
Gentile dottoressa Faccini,
un anno fa moriva Birillo, stroncato da una micidiale polpetta avvelenata. Ora, dopo dodici mesi, mi sono decisa ad adottare un altro cagnolino che ora ha solo tre mesi e mezzo. Le confesso di essere molto preoccupata anche perché non si è mai scoperto l’autore di questo gesto sconsiderato che pertanto potrebbe ripetere. Che fare?
Di recente il ministero della Salute ha emanato delle linee guida ufficiali tendenti a favorire l’applicazione corretta della propria Ordinanza sul divieto di utilizzo e detenzione di esche o bocconi avvelenati. Lo ha fatto perché si è reso conto che tale triste e ripetuto fenomeno, avvenendo in ambito sia urbano che extraurbano, oltre a colpire gli animali domestici e selvatici, rappresenta un serio pericolo per la popolazione umana e per l’ambiente in generale. Su tali linee guida compiti e responsabilità vengono così ripartiti: il proprietario di un animale avvelenato deve segnalare l’episodio al proprio veterinario il quale, in base ai dati anamnestici e ai sintomi riscontrati, emette una diagnosi di sospetto. Con tale referto il proprietario dell’animale sospetto avvelenato deve affrettarsi a segnalare la cosa alle autorità competenti (sindaco). In caso di morte dell’animale il medico veterinario, dopo aver compilato l’apposito modulo provvede, attraverso i Servizi veterinari ufficiali, all’invio del cadavere o dell’esca ritrovata all’Istituto zooprofilattico sperimentale (Izs) competente per territorio. Quest’ultimo deve eseguire entro il termine massimo di 30 giorni la necroscopia e le analisi necessarie all’accertamento della verità, trasmettendone l’esito, in caso di positività, all’autorità giudiziaria.
Il sindaco poi, una volta ricevuta la segnalazione, deve provvedere all’apertura di un’indagine al fine di prevenire altri simili episodi, garantendo altresì la bonifica dell’area interessata e, aggiungo io, magari impedendo l’attività venatoria per un raggio di alcuni chilometri. Le ho voluto spiegare queste cose perché credo e spero che questa nuova presa di coscienza del ministero sul problema possano servire ad arginare un fenomeno che da anni, meglio sarebbe dire da decenni, affligge il nostro territorio e tutti coloro che hanno a cuore la sorte degli animali siano essi domestici che selvatici.
Se lei vive nei pressi di una zona di ripopolamento o di un’azienda faunistica venatoria, deve comunque stare molto attenta che il cane non sia libero di muoversi liberamente eludendo la sua sorveglianza. In queste zone, anche per una semplice passeggiata, gli animali vanno tenuti rigorosamente al guinzaglio o muniti di una sicura museruola. I periodi più a rischio avvelenamento sono compresi tra gennaio e aprile di ogni anno. In tali mesi, squallidi personaggi si aggirano per le campagne disseminando bocconi avvelenati e uccidendo tutto ciò che, di carnivoro, capita a loro tiro. Per la direzione generale della Sanità animale che ha redatto le nuove linee guida, è fondamentale l’individuazione dei responsabili di tali reati così come la loro condanna dato che una sentenza pesante può rappresentare un efficace quanto utile deterrente. Speriamo che tutto ciò serva a fermare questi squallidi e ignoranti personaggi che di certo meritano di essere puniti con tutti gli strumenti consentiti.
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