Ippica, è allarme zoomafia
Rose Ricaldi
«La criminalità organizzata potrebbe approfittare della crisi che investe il settore dell’ippica ufficiale per speculare sulla pelle dei cavalli. Basti pensare che in tredici anni (dal 1998 al 2010) in Italia sono state denunciate 2997 persone, sequestrati 1032 cavalli e bloccate 92 corse clandestine». Con queste parole Ciro Troiano, responsabile dell’Osservatorio Nazionale Zoomafia della Lega Anti Vivisezione, ha espresso la preoccupazione dell’associazione animalista nei confronti di un settore che rappresenta l’allarme zoomafioso più evidente, con un giro d’affari annuo di circa 1 miliardo di euro. Per cercare di fronteggiare il fenomeno, la Lav ha formulato ai Ministri dell’Interno, delle Politiche Agricole, dell’Economia, della Salute e agli Assessorati regionali alla Sanità richieste ben precise, come si legge in un comunicato stampa: «1) controlli anche di natura fiscale sulla compravendita dei cavalli «dismessi» dall’ippica ufficiale per prevenire il loro riutilizzo in attività criminali quali le corse clandestine o le macellazioni abusive. 2) Il divieto di circolazione su strada di mezzi trainati da animali. 3) L’approvazione di una sanzione delittuosa per chi organizza o partecipa a corse clandestine (...). 4) Il divieto di possedere cavalli, scuderie o attività inerenti l’ippica per i pregiudicati per reati a danno di animali, scommesse clandestine e gioco d’azzardo, anche attraverso l’adozione di misure di polizia, personali e reali, nei confronti di coloro che si ritiene, sulla base di elementi di fatto, siano abitualmente dediti alle corse clandestine e ai traffici delittuosi connessi, e di coloro che per la condotta e il tenore di vita, si ritiene, sulla base di elementi di fatto, che vivano abitualmente, anche in parte, con i proventi di attività delittuose connesse alla corse clandestine». Per l’annata 2012 lo Stato ha deciso di stanziare per il settore ippico 235 milioni di euro, riducendo il contributo del 40% circa rispetto agli anni precedenti: una cifra che rende comunque questo mercato più che mai appetibile per chi pratica traffici illeciti, e che al tempo stesso mette a rischio la sopravvivenza di migliaia di equini. «I cavalli – spiegano infatti i responsabili Lav - devono anche essere tutelati da ogni rischio di strumentalizzazione da parte del settore ippico che, a causa delle minori risorse statali, minaccia la macellazione di almeno 15 mila cavalli anziché prendere atto della riduzione del 25% delle scommesse solo nell’ultimo anno, e dunque della disaffezione del pubblico verso queste discutibili competizioni che, benché legali, ormai interessano solo chi le fa. A meno che lo Stato non obblighi tutti noi a scommettere sui cavalli per mantenere in piedi questa industria, è necessaria una riconversione totale e davvero coscienziosa del settore, fino alla sua inevitabile scomparsa». La Lav punta il dito anche contro l’estrema facilità con cui un equino non più fonte di reddito può essere venduto o mandato al macello, a causa della procedura in vigore per il passaggio di proprietà dell’animale, inadeguata al punto da agevolare paradossalmente attività illecite: «Tutto questo è una dichiarazione di totale fallimento dell’intero meccanismo di tracciabilità dei cavalli – conclude la Lav – Eppure di strumenti ce ne sarebbero, per non permettere ai cavalli sportivi di finire chissà dove, se davvero si avesse maggiore considerazione e tutela per questi animali che noi chiediamo possano essere equiparati, per legge, agli animali d’affezione».
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