Lascia il suo cane senza cibo e acqua: padrone condannato
Condannato per aver ridotto il proprio cane in condizioni penose. Un trentenne di origine laziale, abitante in periferia, è stato processato ieri in tribunale - giudice Pasquale Pantalone, pm Lino Vicini - per il reato di maltrattamenti di animali. Malato, pieno di pulci e di zecche, denutrito. Quando i vigili urbani - intervenuti dopo la richiesta di intervento di un vicino di casa - si erano trovati davanti a quel povero cane ridotto malissimo nonostante la presenza di un padrone, avevano subito segnalato la situazione alle autorità competenti. Aveva colpito, la tristezza della povera bestiola, ridotta a vivere in uno spazio angusto, senza riparo, senza una cuccia, costretto a abbeverarsi da una scodella contenente acqua putrida e cibo andato a male.
Trasferito al canile municipale, l'animale - un meticcio di dieci anni - era stato visitato e i veterinari avevano riscontrato una situazione clinica disastrosa, aggravata anche dalla presenza di un tumore. La vicenda è riemersa a distanza di alcuni anni - i fatti risalgono al giugno del 2006 - in quanto è stata impugnata la sentenza emessa con decreto penale di condanna nell'aprile di due anni fa che condannava il padrone del cane al pagamento di un'ammenda di 2500 euro. Ieri, durante il processo, l'imputato - che non si è fatto vedere in aula - è stato condannato a una pena di 2500 euro, oltre al pagamento delle spese processuali.
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