Traffico di cuccioli, è allarme
Rose Ricaldi
Prima l’intervento del Nucleo investigativo per i reati in danno agli animali del Corpo forestale dello Stato a Roma, che ha portato alla scoperta di 13 cagnolini di età compresa tra i 45 giorni e i 2 mesi chiusi nel bagagliaio di un’auto con targa ungherese senza cibo né acqua. Poi l’operazione congiunta della Squadra mobile e del Corpo Forestale di Torino che ha bloccato il commercio illegale di circa 300 giovanissimi esemplari di diverse razze canine e portato alla denuncia di 27 persone: due eventi di cronaca dei giorni scorsi che fanno emergere in maniera forte il problema del traffico internazionale di cuccioli dai Paesi dell’Est. E, allo stesso tempo, pressante emerge la necessità dell’approvazione in tempi brevi da parte del nostro Senato di quel disegno di legge che ha ottenuto l’unanimità dei consensi della Camera lo scorso novembre, come testimoniano le parole del presidente Lav Gianluca Felicetti: «Sempre di più le forze di polizia intervengono contro il vergognoso traffico di cuccioli, giocato sulla pelle degli animali e di ignare famiglie, che movimenta circa 300 milioni di euro l’anno, ma fino a che non sarà approvato definitivamente dal Senato il disegno di legge del Governo n. 1908 di ratifica della Convenzione europea, non ci sono strumenti realmente efficaci e duraturi di repressione. Da qui il nostro appello ai presidenti dei gruppi parlamentari del Senato Gasparri, Finocchiaro, Bricolo, Belisario, D’Alia e Pistorio affinché mettano subito all’ordine del giorno il provvedimento già approvato a stragrande maggioranza dalla Camera».
Il traffico di cuccioli dall’Est è uno dei tanti «rami d’interesse» della malavita organizzata, e frutta alle organizzazioni criminali guadagni paragonabili a quelli ricavati dal traffico di stupefacenti, con rischi però decisamente minori. Rischi che invece risultano essere spesso mortali per le piccole vittime che si trovano, loro malgrado, a subire questa situazione. Carlini, Bulldog, Jack Russell Terrier, Cavalier King Charles, Pincher sono solo alcune delle razze oggetto di questo vergognoso traffico: cani preferibilmente di taglia piccola, preferibilmente «alla moda». Gli animali, fatti nascere nei Paesi dell’Europa orientale, vengono infatti strappati alle madri prima del termine del periodo dello svezzamento (quindi ben al di sotto dei 2 mesi e mezzo di vita) e, senza alcun controllo veterinario, in condizioni igieniche precarie, viaggiano stipati in furgoni in cui non vengono nutriti e nemmeno abbeverati. Una buona percentuale non riesce a sopravvivere a questi «viaggi della morte»: i dati riportano una mortalità pari al 50%. Gli esemplari più «fortunati», privi di documentazione, entrano illegalmente nel nostro Paese, dove spesso accade che veterinari complici delle organizzazioni malavitose inseriscano loro il microchip di riconoscimento. A questo punto i cuccioli sono pronti per essere venduti a cifre che si aggirano intorno ai 1.000-1.500 euro l’uno. Molti però, a causa di malattie ed infezioni, muoiono dopo essere stati acquistati. Un dolore che si aggiunge al dolore, e che al più presto può e deve essere fermato. I fatti di cronaca lo testimoniano: oggi più che mai serve una legge. Che speriamo arrivi a breve.
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