Gentile dottor Gresia, finalmente, dopo tante insistenze della mia bambina Lavinia, abbiamo deciso di comune accordo con mia moglie di acquistare un bellissimo cane di razza Golden Retriever. Ovviamente, come potrà intuire, i primi giorni sono stati difficili, causa la nostra inesperienza ed apprensione per tutto ciò che accadeva di strano o che noi consideravamo tale. Adesso che le preoccupazioni sembravano terminate, ecco che diverse persone che incontriamo nelle nostre lunghe passeggiate ci mettono in guardia sul futuro poco roseo di questa razza che a loro dire è quasi sempre predisposta a patologie di natura ossea ed artrosica.
Ma questo è proprio vero? Cosa possiamo fare per il nostro cane?
Ringraziandovi per la fiducia, proverò a rispondere alla vostra domanda, spero, in maniera esaustiva. Si può con certezza affermare che il Golden Retriever, come ad onore del vero tante altre razze (Pastore Tedesco, Rottweiler, Bovari, Terranova, Setter, Segugio, Lagotto, Boxer, etc), può essere interessato da alcune patologie ereditarie legate all’accrescimento e allo sviluppo dello scheletro.
Volendo scendere nel dettaglio possiamo citare due esempi su tutti: displasia dell’anca e displasia del gomito, intendendo con questi termini una serie di anomalie di sviluppo che determinano una instabilità delle superfici articolari, con conseguenti alterazioni a carattere degenerativo di tipo artrosico, che esitano quasi sempre in zoppie e sofferenze per l’animale. La mia speranza per quanto concerne la prevenzione è quella che abbiate acquistato il vostro cane presso uno dei tanti allevatori molto seri ed accreditati che abbiano alle spalle una ricerca e una selezione di soggetti «esenti da displasia» in modo da offrirVi, anche se non con certezza assoluta, una garanzia di qualità.
Dalla vostra lettera si evince una notevole e comprensibile «ansia» legata, il più delle volte, al sentito dire piuttosto che a reali verità scientifiche per cui mi sento di rassicurarvi esortandovi nel contempo a rivolgervi al vostro veterinario di fiducia.
A quest’ultimo sarebbe opportuno richiedere un controllo della crescita ossea che dovrebbe essere effettuato, a differenza di quello che viene normalmente indicato, intorno ai quattro o cinque mesi per evidenziare e correggere in tempo le eventuali anomalie. È proprio su questo punto che vorrei soffermarmi: mi capita spesso di visitare cani ormai adulti in preda a difficoltà locomotorie con danni artrosici irreversibili in cui le uniche alternative sono rappresentate dall’utilizzo cronico di farmaci antinfiammatori oppure da procedure chirurgiche piuttosto complesse e costose, come ad esempio la protesi d’anca, che si sarebbero potute forse evitare con controlli precoci dei soggetti. Infatti nei primi mesi di vita, effettuando visite e radiografie specifiche e mirate, possiamo ridurre e a volte eliminare completamente, con tecniche chirurgiche micro-invasive, le problematiche e i danni ortopedici più volte descritti.
Vorrei inoltre aggiungere che non è consigliabile far riprodurre soggetti in cui è stata riscontrata la patologia suddetta, in quanto la displasia viene definita come una artropatia essenzialmente congenita e quindi trasmissibile alle generazioni successive.
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