Acli, 2700 euro per sconfiggere la fibrodisplasia
Vittorio Rotolo
2700 euro per sostenere i progressi della scienza nella battaglia contro la fibrodisplasia ossificante progressiva.
E’ la somma che l’U.S. Acli Parma ha voluto donare a F.O.P Italia Onlus, l’associazione da anni impegnata nella ricerca per la cura di questa malattia rara, ma che offre pure un concreto aiuto alle famiglie per il miglioramento della qualità della vita dei propri cari.
I fondi erano stati raccolti lo scorso 6 novembre, all’Auditorium Paganini, in occasione di uno spettacolo che aveva avuto come protagonisti i giovani allievi dell’Asd Professione Danza.
La fibrodisplasia ossificante progressiva è una malattia, di origine genetica, che colpisce i muscoli scheletrici, i tendini ed i legamenti rendendo di fatto impossibile il movimento.
E per chi ne soffre, purtroppo, le possibilità di sopravvivenza oltre i 40 anni di età sono molto scarse.
«In Italia abbiamo 26 casi accertati mentre l’incidenza di questa malattia, che si presenta già alla nascita ma può essere diagnosticata pure più avanti, è di un individuo ogni due milioni circa», fa notare Massimo Alfieri, responsabile di F.O.P Italia Onlus per l’Emilia Romagna.
«A livello mondiale - ha aggiunto - sono due i centri di eccellenza che si occupano di fibrodisplasia ossificante progressiva: uno è il Gaslini di Genova, l’altro si trova a Filadelfia dove opera un gruppo di ricercatori italiani. Proprio le recenti scoperte fatte negli Stati Uniti hanno alimentato un certo ottimismo sebbene, ad oggi, ci si trovi ancora ben lontani dall’individuazione di una terapia risolutiva. Siamo grati - ha concluso Alfieri - alla gente di Parma, a Professione Danza ed al presidente dell’U.S. Acli Parma Lucio Mioni per la sensibilità mostrata».
«Lo spettacolo è stato un vero successo, facendo registrare oltre 400 presenze - ha ribadito lo stesso Mioni -: in questo modo proseguiamo quel percorso che, coniugando sport, spettacolo e solidarietà, fa sì che i nostri giovani siano sempre più sensibili alle problematiche di chi è meno fortunato».
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