Gli "angeli" delle coperte e del cibo
Chiara Pozzati
C’è un «jingle bells» festoso che rimbomba nelle case addobbate. E c’è n’è un altro che scalda le gelide notti in stazione.
E’ quello improvvisato dai tre rumeni che hanno appena ricevuto il pasto donato dai volontari di «Pane e vita» insieme ai City Angels di Parma. Martedì, ore 22.30.
Giorgio e i due Nicholas mostrano con orgoglio i loro tesori: una tromba e due fisarmoniche. Le dita corrono veloci e le note volano nell’aria pungente, loro sorridono fieri di quella musica che sgorga da dentro e addolcisce l’atmosfera.
Tutt’intorno è una danza triste, impastata di alcol e stracci. Molti ragazzi alticci si lanciano in balli sguaiati che stridono con il piccolo concerto improvvisato ma ben riuscito. C’è un po’ di tutto di fronte a quel piccolo fortino della solidarietà: tunisini, marocchini, algerini per lo più. Ma non mancano anche i figli dell’Est: rumeni soprattutto.
C’è anche qualche italiano, sporadico, un signore sulla sessantina, occhi bassi e una «erre moscia» inconfondibile. La maggior parte di loro ha 30, 35 anni. E’ il mondo degli invisibili che si raduna col calar della sera per rimediare pasti, coperte, giacche e scarpe.
E’ il mondo della solidarietà che si fa con le mani tese, una buona dose di pazienza e gli occhi vigili dei guardiani col basco blu. Sono quattro i volontari di «Pane e vita» impegnati nella consueta distribuzione dei pasti, mentre una decina di angeli li assiste e si prende cura di chi attende.
Scambiano quattro chiacchiere con chi è in coda, aiutano a ingannare l’attesa, sedano gli animi di chi è irrequieto. E la miccia è sempre innescata. Prima viene distribuito un pasto completo: pane e salumi (o tonno per chi è di fede musulmana), formaggio, frutta, yogurt e biscotti.
Poi è la volta di «giacca o coperta», ripete bonario uno dei volontari. Ma il freddo, lo si sa, divora corpo e spirito e le suppliche si moltiplicano. Chiedono molte scarpe ma questo è un articolo che scarseggia.
«Avremo distribuito circa una cinquantina di pasti, ma la media è di 70 «porzioni» a turno», Luigi Martuscello, presidente di «Pane e vita», parla con semplicità. Lui quei «ragazzi» li conosce quasi per nome.
A pochi metri spicca Black («il nome non conta mai molto sulla strada», scherza) il coordinatore dei City Angels della nostra città. Black si destreggia tra i pacchi zeppi di coperte, guida le sue squadre e non perde mai il sorriso.
«Il nostro posto è qui, sulla strada accanto a senzatetto e clochard». Chi chiede pane e coperte ha un tono implorante, a volte capriccioso.
Ma è difficile biasimare chi racconta di giornate al freddo, girovagando senza meta e senza prospettiva. Chi ricaccia lacrime e ricordi a furia di brindisi con Disaronno e lambrusco scadente. In queste notti c’è spazio per compassione, rabbia, pazienza ma pregiudizi no.
Anche quando un giovane marocchino perde la testa: l’importante è agire. E succede. Il ragazzo in questione, 20 anni su per giù, esplode improvvisamente. E’ appannato dall’alcol e dopo qualche scintilla con un amico scatta. Sbatte a terra diversi scooter, tenta di correre in mezzo alla strada. La reazione degli angeli è immediata: la testa calda viene allontanata dal resto del gruppo, per tentare di ricondurla alla ragione. E’ tutto inutile: altro non rimane che chiamare i carabinieri.
Il ragazzo fugge, nonostante la gazzella arrivi a tempo record. Rispunterà solo venti minuti più tardi, come nulla fosse. Sono le dure regole della strada: dove per una coperta si arriva spesso e volentieri alle mani. Una strada che sa essere crudele, addolcita solo da quelle ronde di carità che scaldano almeno un po’ «l’altro Natale».
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