Armando Orlando
Non ci sono le barchesse perché a Bujumbura, cittadina di 53 mila anime del Burundi, non si coltiva frumento. C'è la corte, però, come si trova nelle architetture contadine della nostra provincia e ci sono le scuole accanto ai magazzini, come un tempo a Parma c'erano le cattedre ambulanti per insegnare ai coltivatori come passare da un’economia di pura sussistenza ad una capace di produrre reddito e crescita.
I risultati si sono visti con la nascita della Food Valley. Ci sono le costruzioni in mattoni che ricordano quelle della Bassa e c'è l’intraprendenza e la cocciutaggine di un gruppo agguerrito di parmigiani che, nel 2004, si sono messi in testa di creare un centro agroalimentare dove c'erano solo fame e povertà e, incredibilmente, ci sono riusciti.
Questo e molto altro ancora è il progetto Maison Parma, avviato dall’associazione Parmalimenta con la collaborazione essenziale del Comune, della Provincia, della Fondazione Cariparma e di tante realtà non solo locali o nazionali (adesso collaborano con Parmaalimenta la Fao, il Ministero degli Affari Esteri e la regione dei Paesi della Loira).
Un pezzo della nostra città nel paese centroafricano, quindi. E un pezzo della Parma che funziona. Silvia Marchelli, presidente di Parmalimenta, ha una lunga esperienza di cooperazione internazionale. Medico, in Africa ha lavorato e lavora.
Risale al 1994 l’idea di creare un centro agroalimentare e, per dirla con le parole dell’assessore provinciale alle Pari Opportunità Marcella Saccani, da allora la dottoressa Marchelli «ha scalato tanti muri per arrivare a realizzare il suo progetto».
I risultati di tanta cocciutaggine sono nei numeri. Il servizio di microcredito ha concesso 600 prestiti a piccoli coltivatori che hanno potuto affittare terreni e strumenti di produzione. La banca delle sementi ha fornito sostegno a più di 2.000 agricoltori. È stata creata una filiera del riso che raccoglie intorno a sé 640 agricoltori. Sono 150 i produttori che ruotano intorno alla filiera della manioca.
L’installazione di una cella frigorifera ha permesso la creazione di un mercato dell’ortofrutta moderno e la cooperativa di vendita, con 500 accessi mensili, ha modificato radicalmente le prospettive della comunità che ha il suo perno nella Maison Parma.
«Esiste oggi a Bujumbura un punto di riferimento per il territorio e per quelli vicini. Un’esperienza che pone Parma e il suo territorio tra gli apripista dello sviluppo nei paesi africani, a cui guardano con interesse tanti partner internazionali – ha spiegato ancora la dottoressa Marchelli -. Senza contare le persone, circa 900, che intendiamo sottrarre alla malnutrizione con un progetto sanitario avviato con l’Unicef e l’ospedale Maggiore».
Luigi Amore, segretario generale della Fondazione Cariparma, ha confermato il sostegno della Fondazione soffermandosi sulla «concretezza del lavoro svolto che conferma il territorio parmense tra i più attivi in ambito internazionale». Il segreto di questo successo? Lo spiega Silvia Marchelli: «Abbiamo lavorato tanto e parlato poco».
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