di Marco Federici
Nelle tende azzurre della protezione civile ci sono le aule dove si discutono le tesi, le segreterie degli studenti, gli uffici dei dottorati di ricerca. Si fa lezione dentro le strutture d’emergenza donate da enti e fondazioni.
A Coppito, nel cuore dell’università aquilana sbriciolata dal grande sisma, è stato fissato uno dei blocchi da cui far scattare la ricostruzione: un altro piccolo, grande tassello della rinascita, un edificio «intelligente», come lo definiscono un po’ tutti, che annoda i fili della solidarietà, della sicurezza, del rispetto dell’ambiente, dell’innovazione tecnologica e della ricerca.
E intelligente lo è davvero: è a prova di terremoto, è fatto di materiali riciclabili e soprattutto si alimenta solo con l’energia solare. Non ha un camino da cui sputare fuori anidride carbonica. Riscaldamento d’inverno, aria fresca d’estate, acqua calda, corrente per accendere lampade o per mandare fax: tutto funziona con i pannelli posizionati sul tetto senza bisogno di succhiare altra energia. E tutto ciò è possibile perché le pareti dell'edificio e i tripli vetri delle finestre sono fatti di materiali in grado di fornire un isolamento termico tale da ridurre in modo consistente (oltre il cinquanta per cento) il fabbisogno energetico rispetto ad un edificio tradizionale.
Una palazzina rossa a due piani di duecento metri quadrati, incastonata tra le cime innevate del Gran Sasso, realizzata in un mese e mezzo e donata all’università dell’Aquila (il costo è di circa 300 mila euro) dalla CogEsi, l’associazione temporanea di impresa formata dalle azienda parmigiane Coge costruzioni generali e Consorzio Esi: la stessa che ha realizzato due palazzine a Bazzano e ne sta costruendo altre cinque a Paganica, due delle frazioni dove si concentrano i nuovi quartieri.
E la cornice dentro la quale si inserisce la realizzazione del nuovo edificio è il protocollo di intesa firmato a giugno dall’ateneo di Parma e da quello abruzzese, per avviare collaborazioni didattiche e scientifiche. «Di fatto - spiega Carlo Bucci, presidente del Consorzio Esi - l’università abruzzese non pagherà le bollette di luce e gas. In pratica l’autonomia dell’edificio è assicurata da un principio di scambio: l’Enel acquisisce l’energia in eccesso prodotta dai panelli solari e la rilascia quando la produzione è inferiore al fabbisogno. Nell’arco di un anno il bilancio è in pareggio e dunque non ci sono spese».
Ieri il taglio del nastro di quella che probabilmente diverrà la nuova sede del rettorato. Sarà un edificio laboratorio che spingerà l’università dell’Aquila, il vero motore economico della città, verso la stagione della ricostruzione. Le strumentazioni che sono state applicate nella struttura serviranno a verificare il comportamento della palazzina rispetto alle sollecitazioni sismiche e alle prestazioni delle tecnologie utilizzate. «L'edificio - aggiunge Massimo Mion, consigliere delegato di Coge - è l'esempio di un nuovo modo di costruire sia nel pubblico che nel privato: sicuro, ecocompatibile e allo stesso tempo molto confortevole».
La palazzina porterà anche quattrini nelle casse dell’ateneo aquilano: per i prossimi vent’anni l’università incasserà circa 9 mila euro all’anno, erogati dal Gestore servizi energetici quali contributi a chi installa pannelli solari. «Il terremoto è stato la più grande tragedia che potesse abbattersi sull’Aquila - dice il rettore dell’ateneo abruzzese Ferdinando Di Iorio -. Ma adesso dobbiamo ricostruire la città più bella, più sicura e più moderna di prima. E questo edificio è un esempio di come si può guardare al futuro e crescere meglio rispetto al passato».
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