Si chiama «Partilhar», che in portoghese vuol dire «condividere». E' l'associazione di cui fanno parte Giampiero Barozzi, parmigiano, e sua moglie Marianna, fondata cinque anni fa in Brasile per aiutare i bambini di Poxoréu, un paesino del Mato Grosso.
L'associazione «Matteo Bagnaresi» ha organizzato un incontro nella chiesa di Santa Cristina, per presentare l'attività di «Partilhar»: «Mio figlio - spiega Cristina, la madre di Matteo - nel 2008 sarebbe partito come volontario con Giampiero e Marianna, così abbiamo voluto continuare il legame con la loro associazione».
Partilhar ha una struttura a Poxoréu, un paese dove un tempo c'erano i diamanti. Oggi, che di diamanti se ne trovano raramente, è arrivata la miseria. Questa struttura dà sostegno a 50 bambini dagli 1 ai 12 anni, che arrivano lì dalla mattina, se sono in età pre-scolare, o dopo le lezioni. Si lavano, mangiano, studiano. Soprattutto giocano. Soprattutto sono liberi di crescere e i loro genitori (spesso hanno solo la madre) possono andare al lavoro durante il giorno.
L'associazione ha aperto anche una scuola di pittura, dove si cresce culturalmente e a volte si impara un mestiere. Come è successo a Iraci, 35 anni, che ha cominciato da allieva e che ora è la direttrice del corso.
All'incontro c'erano gli amici di Matteo, ma non solo. C'era anche chi come Elia, 19 anni, è stato in Brasile a trovare Giampiero e Marianna: «Dopo la maturità, sono andato da questa coppia di amici. Tutti sappiamo delle difficoltà del Brasile, ma sembra difficile cambiare le cose da lontano. Andando lì, però, vedi quello che fanno loro e ti rendi conto che è possibile».
Anche la scuola «Albertelli-Newton», dove la madre di Matteo insegnava lettere, sostiene l'associazione Partilhar: «Prima eravamo impegnati nelle adozioni a distanza - spiega Giacomo Vescovini, il vicepreside - ma dopo aver conosciuto questa associazione abbiamo deciso di dedicare il nostro aiuto a loro, che assistono quotidianamente i bambini disagiati». Quest'anno Partilhar deve ristrutturare l'edificio, per cui «c'è bisogno di fondi - spiega Marianna - . Abbiamo anche un sito internet:
www.partilhar-poxoreu.org»
. L. B.
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