Donazione organi: l'Aido in carcere
Caterina Zanirato
Donare gli organi è un gesto di estrema generosità che può compiere chiunque, senza distinzione di sesso, età e razza. Così, per il 15esimo anno, l’Aido provinciale ha incontrato i detenuti di via Burla, per spiegare loro cosa significhi essere un donatore iscritto all’associazione e chiarendo qualsiasi dubbio o stereotipo sul tema. O
spite speciale, per la campagna di sensibilizzazione, il vescovo, monsignor Enrico Solmi. «Sono contento di essere qui per introdurre il tema della donazione degli organi - commenta Solmi -. A qualcuno, parlare di donazione, può creare qualche timore, perché significa pensare a quel momento in cui non ci saremo più. Ma io invito a pensare che con il nostro aiuto possiamo essere fondamentali per salvare la vita degli altri: il nostro può diventare un gesto d’amore, di generosità e di donazione totale. Non si tratta di semplice medicina o tecnica: è un gesto per contribuire a creare un mondo migliore, in cui le persone si fidano e si aiutano tra loro. Per chi vive questo tema legato alla fede, inoltre, ribadisco che la donazione d’organo è perfettamente cristiana, ricalcando il gesto che compì Gesù: lui ha sacrificato il suo corpo per salvare l’umanità. Spero che la cultura del ‘dono’ possa aumentare sempre di più».
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