Il "Nobel mancato" che lotta per far nascere un Paese nuovo
Avrebbero dovuto dargli il premio Nobel per la pace a Monsignor Giorgio Biguzzi da Cesena, vescovo di Makeni. E' merito suo e del «Consiglio interreligioso della Sierra Leone» (un organismo che riunisce i capi delle comunità cattoliche, protestanti e musulmane del Paese) se dopo dieci anni di violenze ha avuto fine la guerra civile che opponeva i ribelli del Ruf alle forze governative. E ancor di più un premio, il vescovo, se lo meriterebbe per quel che ha fatto dopo la pacificazione. Per quel che sta facendo ancora oggi, a 74 anni suonati, quando ne manca uno solo al suo «pensionamento» come vescovo. Insieme ai missionari saveriani (ordine di cui fa parte) e Giuseppini, Giorgio Biguzzi è uno dei fari dell'attività degli «Amici della Sierra Leone» di Parma. Una bussola per inoltrarsi nel mare delle donazioni. Il suo impegno è rivolto in particolare alla creazione di istituzioni che favoriscano la crescita civile del Paese. Soprattutto asili, scuole e il suo gioiello: l'università di Makeni. L'unica università del Nord della Sierra Leone. Un luogo privilegiato per formare la nuova classe dirigente del Paese. Anche l'università è stata appoggiata dagli «Amici» di Parma, con la donazione di aule e di attrezzature. Ora servirebbero insegnanti di buona volontà disponibili a donare parte del loro tempo all'ateneo. Come servirebbero - spiega il Vescovo - chirurghi e specialisti per fare funzionare l'ospedale di Makeni, l'«Holy spirit», dove, per ora, lavora un solo medico a tempo pieno. Servirebbero anche medicine, e infermieri e...
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