Sanetti, il pompiere del turno D che pedala in vetta al mondo
di Roberto Longoni
Che indossi la divisa o i pantaloncini da sellino, Bruno Sanetti ogni mattina s'alza per correre. Corre contro il tempo per aiutare gli altri o corre contro il tempo per lasciarseli alle spalle, gli altri. Da vigile del fuoco del turno D, è costretto a mangiare il fumo delle emergenze; da ciclista è bravo a far mangiare la polvere a chi gareggia con lui. Nei giorni scorsi c'è riuscito alla grande. A Villemeure sur Tarn, dalle parti di Tolosa, ha vinto nella cronometro il titolo iridato nella categoria Senior 1 (quella dei più forti, tra i 19 e i 30 anni) ai campionati mondiali di ciclismo per vigili del fuoco. Alle sue spalle, una sessantina di «Grisù in sella» provenienti da tutto il pianeta. Un titolo che vale il doppio, per lui, perché unisce due passioni: quella per la divisa del 115 («ne sono innamorato») e quella per la bici. Questioni di cuore e di sangue: il padre Federico è caposquadra del 115 a Viterbo e fanatico delle due ruote. Ma è una questione anche di polmoni: Bruno (50 pulsazioni al minuto, quando è a riposo), oltre a «scalare» montagne a pedalate, conquista in pochi secondi e senza fiatone fino all'ultimo piolo i dieci metri della scala italiana. Nato 25 anni fa a Vetrella, in provincia di Viterbo, Sanetti è vigile del fuoco dal luglio del 2007, dopo essere stato per oltre un anno nella Compagnia atleti dell'Esercito. Da giugno è a Parma, dove si è inserito senza problemi e dove parteciperà al prossimo campionato dilettanti nelle fila della Parmense . «Mi sono trovato subito bene - dice - sia con la città che con i colleghi. Mi “tengono d'occhio” in mensa, mi insegnano le strade per gli allenamenti: è a loro e al comando che dedico la vittoria. Nel mio turno ci sono Corrado Morini, che fa triathlon, e Alberto Pinardi, che corre con la Filippelli: con lui ho partecipato ai campionati italiani, nei quali ho ottenuto un secondo posto (ma lo scorso anno era stato primo, ndr). Devo ringraziare il comando, che fa il tifo per me e mi dà una mano concedendomi le ferie per le gare». Profeta a metà in patria, conquistatore della vetta del podio all'estero, nel sud della Francia pochi giorni fa, con i colleghi del gruppo sportivo di Massa Carrara, ai quali era stato affidato il compito di organizzare la spedizione italiana ai Mondiali. «Non è stato facile. Avevo avuto occasione di fare solo un giro di prova il giorno prima, con la bici da strada. Così, in curva perdevo». Un tracciato con tre strappi sui primi tre chilometri e poi una serie di falsopiani. «Tutto contro vento: c'era da spingere» sorride lui. Andava bene per le sue caratteristiche di passista-scalatore, che due anni fa gli hanno dato il primo titolo iridato in Italia («Mentre nel 2007 a Parigi sono arrivato terzo, penalizzato dalla mancanza della ruota lenticolare posteriore»). Ma sarebbe sbagliato pensare a lui come a un veterano, uno che affronta con distacco le gare. «L'arrivo quest'anno era in un velodromo tra un sacco di gente: una bella emozione» sorride. Più facile comunque da vivere di quella che lo prese da ragazzino, al debutto. «Ero primo. Ormai ero in vista del traguardo: fui accolto dagli applausi e rallentai frastornato. Così gli altri mi passarono: arrivai terzo». Certo che non si è potuto permettere alcuna distrazione, lui che s'era allenato (a proposito: macina dai 20 ai 25 mila chilometri all'anno) per dare il massimo tra i 22 e i 25 chilometri e poi s'è trovato a dover sfidare il mondo su un tracciato molto più breve. «Non potevi distrarti un attimo. Basti pensare che ho vinto solo per un secondo, mentre al terzo ho dato tre secondi». Il giorno dopo, Sanetti ci ha riprovato, per conquistare il titolo anche nella gara in linea. «Ma lì è stata tutta un'altra storia: mi hanno marcato dal primo all'ultimo dei 110 chilometri. E il percorso era pianeggiante: se ci fosse stata almeno una salita, sarei riuscito a sfruttare meglio le mie potenzialità». Il vigile del fuoco della caserma di via Chiavari s'è dovuto «accontentare» di un undicesimo posto (sui 600 partecipanti). In generale «accontentarsi» è il verbo adatto anche per i vincitori del mondiale dei vigili del fuoco. Questo il «bottino» di Sanetti: la medaglia d'oro, il trofeo, il diploma, la maglia iridata («la darò al comando di Parma»), e un mazzo di fiori. «Li ho portati alla Madonna di Lourdes».
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