di Luca Molinari
Il prossimo anno compirà settant'anni, ma quando si muove sul tatami sembra un ragazzino.
Il parmigiano, Flavio Pellicelli, pratica da circa 30 anni l’aikido, un’arte marziale giapponese adatta per persone di qualsiasi età.
Nel recente stage nazionale di Gaeta, indetto dalla Fesik (Federazione educativa sportiva italiana karate e discipline associate), diretta dal parmigiano Michel Nehme (7° dan), Pellicelli ha ricevuto, assieme ad un altro parmigiano, Massimiliano Furlanetto, il 6° dan (uno dei traguardi più alti in questa disciplina) e la carica di docente nazionale, che gli permetterà di far parte della commissione d’esami.
A Gaspare Giacalone è andato invece il 5° dan. «Aikido - spiega Pellicelli - significa: ai armonia, ki energia e do strada. Quindi è la strada che ricerca l’unione di armonia e energia. Quest’arte marziale è basata su movimenti circolari, sull'anticipo, sull'intuizione ed è considerata arte di difesa. E poi è adatta a tutte le età perché non c'è uso della forza e il fisico conta in maniera marginale».
Una passione nata per caso
La passione di Pellicelli per l’aikido è nata quasi per caso. «Sono stato per 8 anni in Sudafrica, - racconta -. Svolgevo un lavoro sedentario e quando sono tornato a Parma volevo fare qualcosa per tenermi in movimento. E così ho iniziato l’aikido. Subito sono rimasto attratto dall’eleganza dei movimenti e dalla sua efficacia. Da quel momento non ho più smesso».
Questa arte marziale non è agonistica. «Ci sono dei combattimenti - spiega Pellicelli assieme a Michel Nehme - solo per verificare le capacità che una persona ha acquisito. Ma al termine non ci sono vincitori. L’obbiettivo è quello di portare l’avversario al suolo senza fargli alcun male».
Per ottenere dei risultati serve almeno un anno. «Vi è prima un approccio fisico, - prosegue Pellicelli - poi si inizia il discorso mentale, la ricerca delle intuizioni, del tempo, dell’armonia. Secondo la teoria marziale, infatti, la mente fa tutto, quindi il corpo è in grado di fare tutto».
Il confronto con i maestri
Tante le esperienze vissute da Pellicelli in questi anni. «Durante questi 30 anni - ricorda - ho avuto a che fare con grandissimi maestri italiani, ma la mia aspirazione più forte era conoscere maestri giapponesi. Quando questo è accaduto, ciò che mi ha maggiormente colpito è stata la loro umiltà nell’impegnarsi ad insegnare agli allievi. Nella mia esperienza, ho notato che le cose più semplici sono le più difficili. Ripetere ciò che è quotidiano con semplicità, è per noi una cosa quasi impossibile e l’aikido insegna questa umiltà, quotidianità e serenità».
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