Stefano Rotta
Le storie si raccontano dopo cena, in montagna, ma dentro il piatto ce ne sono già molte. Le ricette della tradizione non nascono in laboratorio, né a caso, ma sono figlie di secoli di stenti, accorgimenti e trovate geniali.
Sara Raffi Lusardi, scrittrice, ne ha raccolte svariate: dal suo lavoro è stato pubblicato «Il Desco del villaggio», per Silva editore. Un libro ormai introvabile, che la «Gazzetta di Parma» ripropone oggi, ampliato e completamente rinnovato nella grafica, con il titolo di «La cucina della tradizione in Valtaro e Valceno».
L’iniziativa, di notevole valore vista la centralità della Raffi Lusardi nella cultura locale parmense, è patrocinata dalla Provincia di Parma, dalla Comunità Montana Valli del Taro e del Ceno, e dall’Accademia italiana della cucina, delegazione di Borgotaro. «Scrittrice poetessa per eccellenza di Bedonia e Valtaro», così la descrive Claudio Mazzadi, altro autore di storie locali a Bedonia, Sara Raffi Lusardi ha fondato un gruppo di valorizzazione delle poesie dialettali negli anni Settanta, la «Val Zirana», con Flaminio Musa e Giannino Agazzi. Venivano organizzati i «firossi», veglie serali, cui partecipava tutta la popolazione del paese, con la lettura, fra le altre, delle prime poesie di Romeo Musa. Come nasce questo amore fra la Raffi Lusardi e la sua terra, dentro e fuori dalla cucina? Bisogna tornare col pensiero a una notte di neve, l’ultimo giorno della merla del 1920, il 31 gennaio. Racconta l’autrice: «Sono nata sul monte Segarino, a mille metri, tra un fiocco e l’altro. Dovevo nascere a Milano, ma mia madre incinta venne a trovare i genitori, ex emigranti. Erano tornati con diversi milioni dell’epoca, ma poi è stato tutto perduto con il fallimento della milanese Banca di Sconto».
Proprio così: il principale istituto bancario creditore della Ansaldo, a fronte di un eccesso di capacità produttiva dell’azienda di Sanpierdarena, non fu più in grado di onorare i conti correnti. La famiglia materna di Sara, i Molinari, tornò dunque alla casa degli avi, a Montarsiccio, nel Bedoniese, e lì, rimboccate le maniche, aprì un’osteria. Dove la piccola Sara, all’età di sei anni, respira profumi antichi e incontra mani sapienti. «Quella notte ancora non c'erano strade carrozzabili - narra la signora Sara, oggi 91 enne - solo una mulattiera, a cavallo i signori, a piedi tutti gli altri. Come fioccava! Mia madre, Matilde Molinari, era lassù isolata, quando son venuta al mondo».
Sara viene allevata dalla nonna maestra Aurora Mainoldi, una delle prime mandate su in montagna, a fine Ottocento, per impartire i rudimenti ai bambini, fino alla terza elementare. «E comunque si sapeva più allora dopo tre anni di italiano, che ora al ginnasio», nota la scrittrice. Da giovane, negli anni Sessanta, corrisponde da lassù per la «Gazzetta», collaborando con la cronaca e la «Terza». «Ricordo il caporedattore Aldo Curti, e la calda amicizia di cui mi onorava Baldassarre Molossi», ricorda. Da questa penna escono 334 pagine fluenti e avvolgenti, utili per cucinare e sognare.
«Capita raramente - scrive Pier Luigi Ferrari, vice presidente della Provincia, nella prefazione dell’opera - in un periodo di straripante produzione legata a produzioni di gastronomia, di poter gustare, per tocco e gioiosità, per coinvolgimento e maestria, per capacità di guardare avanti e forza evocativa, tratto che è tributo di affetto verso la nostra gente, la fatica letteraria di Sara Lusardi, riedizione del “Desco nel villaggio”».
«L'abbiamo ripensato come un menu, questo libro - precisa Giovanni Spartà, delegato di Borgotaro dell’Accademia della Cucina - per ogni pietanza una storia, dalla polenta ai funghi passando per la pasta asciutta (scritto così, ndr). Carne rossa, invece, allora se ne consumava poca. La patata, invece, molta, surrogato del grano. Ci piacerebbe potesse diventare un testo di lettura per le scuole. Sarà comunque a disposizione dei Comuni».
Sabato 3 settembre il libro verrà presentato al seminario di Bedonia alla presenza del presidente della Provincia Vincenzo Bernazzoli, del vice Pierluigi Ferrari, di rappresentanti della Comunità montana Ovest e dell'Accademia italiana della cucina. Dal giorno successivo sarà in edicola con la Gazzetta.
Inserisci il tuo commento