Nei bar, infiniti da queste parti, ci si divide fra Peppone Obama e don Camillo Santorum.
Complice un articolo di «Panorama», però, non si parla che di una parentela fra il senatore Repubblicano e la famiglia locale dei Dughi. Lunga storia. Ci son dentro emigrazione, intrecci familiari, vecchi accordi nobiliari, politica e media. Mix fantastico perché ognuno, caffè o bianchino, dica la propria sulle origini del candidato dei moderati yankee.
In un tempo ormai remoto, partì da una casa tutta sassi un uomo chiamato Adamo Dughi. Così all’anagrafe: per gli altri montanari, semplicemente, «U Damu». Dughi in comune, «Cacin» per gli altri all’osteria. Erano i primi del Novecento, quando si sognava «La «Merica» e si partiva con i battelli a vapore.
Oltre oceano, quell’uomo, nipote di un tale Lazzaro di Ca’ del Boso, conquistò l’amore di una donna irlandese, Mayme Keane. Ebbero una figlia, Catherine, la quale a sua volte convogliò a nozze con un emigrante, Aldo Santorum da Riva del Garda. Dall'unione è nato il figlioletto Rick, futuro senatore degli States.
Nei primi anni Ottanta, Santorum jr venne in visita nel Belpaese. Andò a Firenze, di lì si diresse per la notte a Montarsiccio, Appennino parmense (anche se, geograficamente, ligure). Venne ospitato dai Dughi, non però il ceppo materno «Cacìn», bensì, come racconta la memoria storica Elda Botti Lusardi, «furono i «don Rocco», abitanti le case Pagani, a dargli ospitalità per una notte».
Lei, maestra, rampolla dei Lusardi, storica famiglia della Valtaro, ricorda bene questo ventenne in valle. Anche se ci stette, appunto, solo un giorno. Adesso ha 88 anni. Dice: «Se perde, lo consolo io: funghi del monte Penna e dell’Orocco, spinaroli e prugnoli, trote del torrente Gelana...». Vien da chiedersi, di fronte a questo introvabile pasto, se al senatore convenga vincere.
Italo Dughi abita con la moglie a Bedonia. Come tutti, ha una copia di «Panorama», sul tavolo del salotto. Racconta della gara per accaparrarsi il settimanale.
Al piano di sotto vive Lazzaro Dughi, omonimo dell’avo da cui cominciò tutto, in una casa dispersa nel silenzio del castagneti. Su a Ca' del Boso, “frazione di una frazione”, tira vento del mare se va bene, se no ghiaccio e buio. Il manufatto – splendido – si presenta oggi in condizioni di degrado. Addirittura davanti è stata costruita, in mattoni non intonacati, una specie di stanza mai finita. In giro c’è spazzatura.
Quella casa, si parla sempre di tanti anni fa, passò dai Dughi ai Ratti per un atto di generosità: «Mio nonno Agostino – racconta la quasi novantenne Elda Botti – era un carbonaio, si ferì e si sentì morire all’idea di doversi trasferire. Per lui sarebbe stato come morire. Dall’America, Caterina Ratti comprò la casa dei Cacin, e lui spirò contento nel suo paese».
Delfina Minoli, maestra pure lei, è nata nel 1928 e la Montarsiccio di una volta se la ricorda bene. «Me li ricordo, da bimba, i Cacin», dice. Poi c’è Giuseppe Dughi, che negli anni Sessanta, prima di chiudersi in ospizio, regalò la casa al Comune perché ci facesse un scuola. Anche Ugo Ruggeri di Montarsiccio, che adesso vive a La Spezia, incontrò Rick Santorum, in quegli anni. Chissà quanti altri, senza saperlo.
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