All'alberghiero di Salso dieci e lode in integrazione
L’istituto alberghiero una ricchezza anche per l’integrazione nel mondo della scuola e del lavoro degli studenti diversamente abili. Un aspetto forse poco conosciuto dell’alberghiero, ma di fondamentale importanza sociale.
La scuola ospita infatti 45 studenti diversamente abili, alcuni dei quali provengono da altre regioni in base alla caratteristiche attitudinali ma anche in virtù della riconosciuta professionalità e all’attenzione di coloro che operano nella scuola in sinergia con l’Asl e con tutte le strutture abilitate del territorio.
I giovani sono seguiti da 17 psichiatri, da 8 educatori provenienti dalle cooperative locali e da 23 insegnanti di sostegno impegnati in piani educativi personalizzati che coinvolgono le famiglie e i docenti curriculari, con lo scopo di potenziare le singole abilità e per favorire il graduale inserimento nelle attività lavorative. Mentre per i casi più problematici è stato attivato un progetto di manualità in aule speciali per consentire a ciascuno di esprimere ed affinare la propria creatività.
Grazie poi al progetto scuola-lavoro alcuni studenti sono già inseriti in attività lavorative e alla fine del corso di studi ottengono una borsa lavoro.
Inoltre è in corso anche il progetto «Tutor per amico», realizzato insieme a Provincia e Fondazione Cariparma, in virtù del quale alunni maggiorenni o ex alunni affiancano studenti più giovani e diversamente abili per favorire l’integrazione extrascolastica.
«Una scuola di qualità si misura specialmente nella sua capacità di far esprimere al meglio le potenzialità di tutti i suoi allievi. Tutti, nessuno escluso – rileva la preside Lucia Araldi -. I ragazzi diversabili trovano in questo contesto un ambiente idoneo sia alla socializzazione coi coetanei, sia alla preparazione professionale volta ad un inserimento (graduale e adeguato) nel mondo del lavoro. Inoltre dire che convivere con un compagno diversabile arricchisce chi lo fa, non è retorica o poesia, bensì esperienza vissuta».
«Un episodio mi è rimasto recentemente negli occhi e nella memoria - ricorda la Araldi -: il giorno della chiusura della scuola per terremoto, tre ragazzi soli stazionavano davanti all’ingresso, aspettando un genitore che li venisse a prendere. Uno di loro (diversabile) sbocconcellava un panino, un altro gli teneva lo zaino, il terzo gli puliva le briciole dal cappotto, e, calibrando il passo su quello del compagno in difficoltà, con la massima naturalezza, si incamminavano verso il parcheggio. Semplicissimo, ma commovente».
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