Il capo della Protezione civile Guido Bertolaso tornerà oggi a Piacenza per fare il punto della situazione sul Po con i tecnici e le istituzioni locali. Il vertice è in programma alle 16 nella Prefettura di Piacenza. La Protezione civile sottolinea che il peggio è passato ed è sicura di aver fermato l’«onda nera», arginando un possibile disastro ambientale di più grandi proporzioni.
GETTATI NUOVI VELENI IN ACQUA. In questo periodo di emergenza ambientale nel Po c'è anche chi cerca di approfittare della situazione per buttare nel fiume nuove sostanze tossiche, sperando di farla franca. I sindaci di alcuni Comuni del Polesine, tra cui Porto Tolle, hanno dovuto vietare l’utilizzo di acqua potabile e per scopi alimentari, a causa di sostanze inquinanti che non c'entrano con la «marea nera» arrivata dal Lambro. È invece opera di sciacalli, come ha detto il direttore della sezione Rischi della Protezione Civile nazionale e coordinatore dell’Unità di crisi Nicola Dell’Acqua, interpellato dall'agenzia Ansa.
Secondo il tecnico in acqua sono state riscontrate tracce di «1.2 dicloroetano» o cloruro di etilene sostanze disinfettanti probabilmente, secondo Dell’Acqua, «liberate da qualche furbetto che ha deciso di approfittare della situazione. Le sostanze tossiche rilevate non c'entrano per nulla con ciò che si è verificato in Lombardia. Stiamo operando con aerei che fotografano la situazione con macchine a raggi infrarossi - conclude il tecnico della Protezione civile - e siamo certi di individuare tutti i furbi che stanno scaricando veleni. Si tratta di autentici sciacalli che buttano di tutto nel Po».
La nuova emergenza non riguarda la città di Rovigo, «perché non pesca dalle falde del Po». Incide però su un comprensorio di circa 10mila abitanti.
GALAN: "GLI SCIACALLI SARANNO SCOPERTI". «Stiano tranquilli che saranno scoperti coloro che hanno approfittato dell’emergenza idrocarburi nel Po per liberarsi di altre sostanze inquinanti». Il presidente del Veneto Giancarlo Galan non ha dubbi sulle cause del nuovo allarme inquinamento affiorato sul Po polesano: «I dicloroetani non c'entrano con gli idrocarburi - conferma Galan - è evidente che qualche sciacallo ne ha approfittato. Ma fin dal primo momento di questa emergenza la Protezione civile ha attivato voli per acquisire foto aeree e consentire analisi agli infrarossi. Sarà quindi possibile risalire ai punti di immissione in Po dei dicloroetani e ricercare i responsabili, che saranno senz'atro trovati». Nelle analisi delle acque destinate al consumo potabile di alcuni Comuni polesani, sono stati rinvenuti solventi chimici, i dicloroetani, in quantitativi superiori alla soglia di potabilità pari a 3 microgrammi litro per questo, ricorda il presidente, «è stata pertanto emessa, dai sindaci interessati, un’ordinanza di divieto dell’impiego dell’acqua che esce dai rubinetti limitatamente agli usi alimentari. La guardia rimane alta, per garantire la sicurezza e la salute dei cittadini».
20 MILIONI PER IL LAMBRO. Il presidente della Lombardia, Roberto Formigoni, ha annunciato che la Regione stanzierà 20 milioni di euro per il recupero del Lambro colpito dal petrolio uscito dalle cisterne della raffineria «Lombarda Petroli» di Villasanta. Il governatore del Veneto Giancarlo Galan ha invece reso noto che domani darà disposizione affinché la Regione del Veneto si costituisca parte civile «per i danni che ha causato o causerà il gravissimo inquinamento in corso lungo il fiume Po». Analogo intenzione è già stata annunciata ieri dal presidente dell’Emilia Romagna, Vasco Errani. Poi c'è un «indigeno», il presidente del Consorzio di sviluppo di Rovigo Angelo Zanellato, che abita proprio a Polesine Camerini, alla foce del grande fiume, e fissa preoccupato le acque che danno lavoro solo con pesca e acquacoltura a più di 4mila persone: «La situazione alla foce è preoccupante - afferma - il problema è più grande di quello che si vuol far credere».
APERTA UN'INCHIESTA A LODI. Con le accuse di disastro colposo e avvelenamento di acque a carico di ignoti anche la Procura di Lodi ha aperto un’inchiesta per l’inquinamento del Lambro provocato dalla fuoriuscita di oli combustibili dai depositi della Lombarda Petroli di Villasanta avvenuta lunedì scorso. Le indagini, coordinate dal Procuratore della Repubblica Giovanni Pescarzoli e dal pm Paolo Filippini, sono state avviate venerdì scorso in quanto l'onda nera si è propagata anche nel lodigiano. I due magistrati stanno raccogliendo i rapporti della polizia giudiziaria per capire che tipo di danni all’ambiente e al fiume ha provocato il passaggio della massa oleosa in provincia di Lodi. All’esito di tali accertamenti gli atti verosimilmente verranno trasmessi, per competenza, alla Procura di Monza la prima ad aprire un fascicolo sulla vicenda.
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