Sette ore di vertice ad Arcore. Alla fine, sul filo del rasoio, l'intesa è stata raggiunta. Le poche parole spese (due) dal superministro dell’Economia («molto bene») non fanno giustizia delle sette ore di vertice – e scontri – che ad Arcore avrebbero visto i partecipanti presentarsi – tutti – a difendere le proprie posizioni. A partire da Tremonti che sul «tesoretto» dell’Iva si è sentito espropriato di una sua legittima delega.
Alla fine la cornice è stata composta, e con essa, anche, le prime bozze del disegno. Con il fiato sul collo di mercati, Europa, agenzie di rating e Bce, la maggioranza ha scelto la via più indolore per mettersi d’accordo: intesa politica subito e risorse da fornire in seguito.
Il «conclave» nella residenza milanese del Cavaliere si è concluso infatti con un documento che in sette punti annuncia l'abolizione del contributo di solidarietà – da sempre nelle mire del capo del governo – la cancellazione per via costituziona-
le di tutte le Province, il quasi dimezzamento dei tagli agli enti locali e interventi sulle pensio-
ni. Tra le novità, poi, anche la decisione di non modificare l’Iva.
Già, l’Iva. Il «tesoretto» cui tutti hanno «attinto» nonostante le resistenze del titolare di via XX settembre. Alla fine – dopo una mattina al calor bianco – un «passetto indietro» per tutti e «qualcosina» per tutti.
Nessuno ha vinto e nessuno ha perso, insomma. Calderoli, allora, pur cedendo sul fronte pensioni, tiene a sottolineare non solo che «il testo è stato migliorato», ma soprattutto che «ai mercati è stato mandato un messaggio chiaro: i saldi restano invariati e i termini saranno rispettati».
Ma il testo approvato ad Arcore, dice senza giri di parole un ministro pidiellino, è solo una cornice che definisce il campo di manovra: ora parte la corsa contro il tempo per definire i dettagli tant'è che per domani è già stata convocata una riunione di maggioranza a Palazzo Madama. Certo è che il compromesso raggiunto a fatica consente al premier di tirare un sospiro di sollievo (e ad esultare, secondo quanto riferito, per l’assicurazione sulla vita di questa legislatura): un accordo dovevamo raggiungerlo, confida ai fedelissimi, altrimenti i mercati ci avrebbero massacrato. Ma ad Arcore il premier non è l’unico ad esultare.
Anche Tremonti, infatti, incassa lo stop sull'aumento dell’Iva e – soprattutto – l'accordo sulla linea del rigore dei conti. Un «tutti vissero felici e contenti» che però fa i conti con la cronaca della giornata in cui, in diversi momenti, si è sfiorata la rottura tra alleati.
Prima della pausa pranzo tutto è sembrato in alto mare tenendo banco il braccio di ferro tra il premier e la Lega per l’abolizione del contributo di solidarietà.
Il Cavaliere alla fine l’ha spuntata concedendo però al Carroccio di dimezzare i tagli agli enti locali e di applicare una «stretta» – il nuovo «tesoretto» – alle società di comodo o trust che non pagano le tasse. Oltre che a destinare le entrate derivanti dalla lotta all’evasione interamente ai Comuni.
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