Il tetto ai contanti fa discutere
di Enrico Gotti
Problemi e dubbi, fra i commercianti, accompagnano il nuovo limite di 1000 euro per i pagamenti in contanti. Se un cliente spende 1500 euro in un negozio, può pagare 999 euro in contanti e il resto con la carta di credito? Secondo due autorevoli voci, Lelio Cacciapaglia, consulente del ministero delle finanze, e Antonio Vento, responsabile del settore tributi di confocommercio nazionale la risposta è sì, la legge lo consente. Ma, stando a quanto riferiscono i commercianti, che ieri erano presenti al convegno organizzato da Ascom, la realtà locale è diversa.
«L’agenzia delle entrate di Parma – dice un signore – me lo contesta». «È successo a molti di noi – dice una negoziante - e costa più fare ricorso che accettare la sanzione».
Non è questo l’unico dilemma fiscale di cui si è parlato nel convegno di ieri pomeriggio, in via Abbeveratoia. I relatori, introdotti da Daniele Bertozzi, direttore di Seacom, la società di servizi contabili del gruppo Ascom, hanno parlato delle novità introdotte dal governo Monti per combattere l’evasione e l’elusione fiscale. In particolare la scure sull’utilizzo, da parte dei familiari dell’amministratore di una società, delle auto aziendali, che sfuggono all’analisi del redditometro.
«La nuova disposizione prevede l’obbligo, entro il 31 marzo di comunicare all’agenzie delle entrate tutti i beni di proprietà della società che sono utilizzati dai soci o dai familiari dei soci – spiega Lelio Cacciapaglia – la società deve addebitare a loro il valore del bene utilizzato, altrimenti un addebito pari al 30% del valore di mercato».
Il convegno di ieri pomeriggio è stato organizzato per aggiornare le imprese sui cambiamenti della normativa fiscale, dopo la legge di stabilità e il decreto «salva Italia».
Antonio Vento, responsabile del settore tributario di Confcommercio, ha parlato delle nuove imposte con cui dovranno fare i conti i commercianti: «Noi insistiamo perché diminuisca la pressione sulle famiglie e sulle imprese. Ma purtroppo aumenta.
Nel decreto Monti è previsto che l’Iva, dal primo ottobre 2012, aumenterà al 23%. L’aliquota ridotta passerà dal 10% al 12%. E dal primo gennaio 2013 aumenterà dello 0,5%. Sono misure molto critiche per chi fa commercio». «Di fatto la patrimoniale è stata introdotta – continua Vento – quando si tassa la casa, con l’imu, l’auto, l’immobile, le navi, i conti all’estero, siamo di fronte ad una patrimoniale imperfetta».
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