Autotrasporti: "Basta promesse o ci sarà il blocco"
Andrea Del Bue
Il settore dell’autotrasporto è in crisi: domanda in calo nel secondo semestre del 2011, una concorrenza sempre più ampia (anche in conseguenza dell'apertura del mercato comunitario al settore), pagamenti ritardati da parte dei committenti e costo del gasolio in impennata. Era stato paventato un fermo dei tir dal 23 al 27 gennaio, poi sospeso perché dal governo stavano arrivando segnali importanti. Ma l’Unatras (Unione nazionale delle associazioni dell’autostrasporto merci) ha dato un ultimatum: le promesse devono diventare legge entro 60 giorni, o si spengono i motori davvero. Qualche azienda, comunque, ha aderito alla protesta.
I gruppi del settore autotrasporti dell’Unione parmense industriali, del Gruppo imprese artigiane, dell'Apla Confartigianato e della Cna di Parma hanno voluto quindi convocare un incontro informativo, che ha visto ieri mattina, nella sala Righi di via Baganza, intervenire i rispettivi responsabili Leonardo Lanzi, Gino Aimi, Paolo Cavagna e Gabriele Rigoni, nonché il presidente regionale e vicepresidente nazionale di Confartigianato trasporti, Amedeo Genedani. In platea, anche il direttore dell’Upi Cesare Azzali e il suo vice Claudio Robuschi. E’ stata una sorta di assemblea, durante la quale le aziende del settore presenti hanno potuto prendere la parola: più che altro sfoghi, a dimostrazione di un malcontento diffuso. «Prima di tutto, bisogna sottolineare che il fermo è stato sospeso, non revocato - premette Lanzi -. Abbiamo dato al governo e al ministro Passera 60 giorni perché vengano approvati i provvedimenti promessi. Se così non fosse, ci sarà il fermo». Qualcosa è già stato ottenuto, per esempio il recupero delle accise, passato da annuale a trimestrale, con la possibilità di rientro immediato delle accise del 2010. Significa avere più liquidità in tasca: di questi tempi, con i pagamenti che si allungano fino a 180 giorni, non è poco. «Anche il taglio al settore di 50 milioni di euro, previsto dal decreto “Salva Italia”, è poi stato scongiurato», aggiunge Lanzi. Ciò che più preme, però, è la questione relativa ai costi minimi di esercizio e sicurezza, ossia ciò che un autotrasportatore ha già speso nel momento in cui gira la chiave nel cruscotto: è evidente che le tariffe non devono scendere sotto quella soglia. La legge esiste (133/2008), ma bisogna fare in modo che sia affiancata da un sistema di controlli, verifiche e sanzioni perché i committenti la rispettino. Oggi, spesso, non è così e, come fanno sapere senza scrupoli gli imprenditori presenti in sala, o si accettano condizioni svantaggiose o si prende la porta e si torna a casa senza lavoro. Il rischio, poi, è di farsi la guerra tra poveri: si cerca unità, infatti, ma poi si fanno differenze tra «grandi» (chi ha molti mezzi) e «piccoli» (chi ne ha pochi, se non uno solo). E un autotrasportatore, da decenni nel settore, fa notare che «il male della nostra categoria siamo noi». Un richiamo all’unità, infine, arriva da Genedani: «Non è mai accaduto di aver visto un protocollo d’intesa senza effettuare nemmeno un giorno di fermo - sottolinea -: aspettiamo che le promesse diventino provvedimenti prima di attuare la protesta».
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