Lorenzo Centenari
Conoscersi e farsi conoscere. È per ottemperare a regole di pura sopravvivenza commerciale, che nei mesi scorsi aveva raccolto consensi l’idea di una vetrina attraverso la quale l’economia spicciola dell’Appennino occidentale potesse avere visibilità. E a conti fatti il successo della prima edizione di Expo Taro Ceno, svoltasi tra le strade di Compiano nel fine settimana, è stato fin superiore alle aspettative.
Pubblico numeroso il sabato, giorno di inaugurazione, affluenza massiccia anche la domenica. Si compie così il primo, piccolo passo verso una consapevolezza nuova, cioè che Valtaro e Valceno – fucine di risorse umane e naturali - possano insieme dar luogo a un marchio «doc» indipendentemente dal prodotto da «esportare». E' dunque il varo simbolico, Expo Taro Ceno, di una nave che ospiti a bordo le attività di due storiche vallate e che, come auspicato dalla vicepresidente della Fondazione Andrea Borri Caterina Siliprandi, organizzatrice assieme a Compiano Arte Storia e Centro Studi Valle del Ceno Cardinale A. Samorè, «allunghi sempre più i suoi orizzonti».
Proprio il presidente del Centro Studi Valle del Ceno Andrea Pontremoli, ha coordinato domenica pomeriggio il dibattito conclusivo nonché promotore di un sondaggio presso le aziende espositrici, stila un bilancio della manifestazione appena passata agli archivi. Ma da una prospettiva particolare: quella delle imprese. «Né la Dallara si è aggiudicata nuove commesse, né alcuno dei piccoli artigiani che hanno risposto alla chiamata dell’Expo hanno venduto i propri manufatti. Scopo primario dell’iniziativa – afferma Pontremoli – era semmai quello di approfondire la conoscenza reciproca. Solo prendendo coscienza del territorio in senso collettivo è in effetti possibile fare tutti lo stesso sogno pur dormendo ognuno in letti diversi. Io stesso, a Compiano, ho scoperto realtà sorprendenti che nemmeno conoscevo. E se l’esempio di industrie come Dallara e Turbocoating avesse in qualche modo infuso fiducia ad altre micro imprese, uno degli obiettivi potrebbe già dirsi raggiunto».
Pontremoli interpreta poi i risultati del questionario rivolto agli imprenditori del comprensorio, fotografando il tessuto economico separando i punti di forza dai lati critici: «Ognuna delle 50 aziende di Expo Taro Ceno possiede caratteristiche uniche da spendere, dimostrando inoltre forte attaccamento al territorio e sincera passione per la propria attività». Dal fruttivendolo della Valtaro al metalmeccanico della Valceno, chi lavora lassù «è» la propria azienda: fedeltà, orgoglio. Non manca tuttavia un sensibile margine di miglioramento: «La burocrazia asfissiante – elenca Pontremoli -, lo scarso supporto fornito dalle istituzioni e dalle associazioni, un meccanismo di finanziamenti che funziona sulle «cose» e stenta sulle «idee». Ma non è forse da un’idea, che parte qualsiasi progetto?».
Altro tema che l’ad della Dallara individua come problematico è «la mancanza di un efficace programma di promozione territoriale», al quale si ricollega «un’eccessiva frammentazione della funzione logistica». Snocciolati vizi e virtù dei due bacini idrografici, è il momento delle proposte. «L’industria hi-tech, da queste parti ben rappresentata, chiede la progettazione di un polo di formazione di alto profilo dal quale possa attingere a piene mani. E a questo proposito Fornovo, cioè il centro abitato che sorge alla confluenza delle due valli, si presta come location ideale. Dal canto suo, l’agricoltura – continua - si offre di dar vita ad aggregazioni sulla base delle diverse tipologie di prodotto. I servizi promozionali e di trasporto possono a loro volta beneficiare da forme di fusione: un solo call center, così come un unico portale web, possono ad esempio assolvere alle esigenze di molteplici utenti». Infine, la voce dell’artigianato: «Marketing territoriale che richiami un maggior pubblico e l’erogazione di più servizi al territorio, da luce e acqua alla rete internet».
Tutto questo senza mai dimenticare un principio a Pontremoli assai caro: «La principale differenza – conclude - la fanno le persone».
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