Quote latte - A Carmagnola, bruciato il documento della protesta
Le delegazioni di tutto il Nord Italia dei vari presidi autoconvocati di agricoltori si sono ritrovate ieri sera, al campo base dello storico presidio piemontese di Carmagnola - a fianco dell’autostrada Torino-Savona - per protestare contro il decreto sulle quote latte che porta la firma del ministro delle Politiche agricole Luca Zaia. Fra loro anche gli agricoltori parmensi e reggiani, che fanno riferimento alle organizzazioni sindacali di Confagricoltura, Cia e altre sigle, che si sono organizzati con un pullman per partecipare ad una simbolica forma di protesta. Alle 21.30 i rappresentanti degli agricoltori hanno preso in mano la bozza del decreto Zaia per bruciarlo in un enorme falò. «La protesta - spiega Alberto Boscoli di Corcagnano (Confagricoltura) - è certamente un atto simbolico che serve per bruciare una cosa vecchia per cercare di ottenerne una nuova. Vogliamo con questo gesto portare all’attenzione dell’opinione pubblica le nostre legittime pretese di giustizia e di legalità. Dall’aula del Senato è uscito un testo emendato che rimane comunque insufficiente rispetto alle nostre richieste. Riteniamo quindi siano indispensabili delle modifiche radicali prima che lo stesso sia convertito in legge». Al presidio piemontese non c’è stata solo protesta ma anche dibattito politico vero e proprio. Il ritrovo di circa 500 agricoltori è stata occasione per fare il punto sulla situazione del decreto alla vigilia del dibattito in commissione Agricoltura della Camera. Pierangelo Cumino presidente sezione latte Confagricoltura Piemonte: «Riteniamo offensivo questo decreto che premia esageratamente chi non ha rispettato le regole. Il ministro ci ha detto che non sapevamo leggere il decreto perché non capivamo che lui, con quella legge, avrebbe risolto il problema delle multe che l’Italia ha pagato a Bruxelles per colpa di chi ha “splafonato”. Ma per tutti coloro che sono stati dentro il sistema, quel problema è stato chiuso con la legge 119 del 2003. La reazione di tutti gli agricoltori è poco proporzionale all’offesa». Anche Cumino ha sottolineato un particolare che a Parma hanno accusato: «Il silenzio assordante della Coldireti ha inciso sulla riuscita della protesta perché non è stata in grado di ascoltare la base degli iscritti». «Dopo questa sera ci sentiamo più convinti contro questo provvedimento - ha concluso Attilio Alfieri di Parma (Cia) -. La presenza di centinaia di produttori di latte ci stimola a continuare la nostra battaglia». D. Mon.