Nel 2009 nei negozi dell’Emilia-Romagna le vendite sono diminuite del 2,9% rispetto all’anno prima. Il peggior dato dal 2000. A metterlo in luce è l’ indagine congiunturale di Unioncamere regionale con Confcommercio.
Certo, la contrazione delle vendite a livello nazionale è stata più dura, 4,4%, ma se le imprese di minori dimensioni hanno accusato i cali più sostenuti (piccola distribuzione -5,5%, quella media -4,6%), anche la grande distribuzione soffre, e per la prima volta registra un calo, -0,8%. In tempo di crisi la gente risparmia per lo più sui prodotti non alimentari (-4,5% in un anno, con una punta del -6% per abbigliamento e accessori). Anche sul cibo però si sta molto più attenti: per gli alimentari c'è una contrazione di vendite di intensità mai riscontrata in passato, -2,8%.
Il 43% delle imprese stima però di fare investimenti nel 2010 (superando il 37% riscontrato nell’industria). Un dato che fa dire al presidente di Unioncamere Emilia-Romagna, Andrea Zanlari, che «se per la prima volta anche la grande distribuzione ha chiuso l’anno con una riduzione delle vendite, ad indicare come la fase recessiva abbia interessato tutto il settore, è però positivo che molte imprese abbiano previsto di fare investimenti nel 2010, segnale di un comparto che sa reagire proattivamente alle difficoltà legate alla crisi internazionale nonché al calo dei consumi».
«Questo andamento - aggiunge il presidente di Confcommercio Emilia Romagna, Ugo Margini - non ha quindi scalfito la fiducia delle nostre imprese commerciali nella ripresa. Credo che la crescita della propensione agli investimenti evidenziata dall’indagine, che si è concentrata proprio nelle attività commerciali di minori dimensioni, sia un segnale positivo della volontà e della spinta verso una rinnovata crescita economica, proprio a partire dal commercio».
Quanto alla demografia delle imprese, anche qui segno meno. Il saldo tra iscritte e cessate è in rosso per 1.515 unità. Le imprese attive sono scese a 97.385 a fine 2009, una variazione negativa (-0,3%) leggermente più contenuta rispetto alla media italiana (-0,4%). Anche nel 2009 è cresciuto (+1,3%) il peso delle società di capitale nel commercio, a fronte di un’ulteriore riduzione delle società di persone, che restano comunque la forma giuridica di gran lunga più diffusa. «Il calo dei consumi non ha comunque frenato - sottolinea Ugo Girardi, segretario di Unioncamere Emilia-Romagna - la tendenza, in atto da alcuni anni, a irrobustire le modalità di gestione imprenditoriale nel commercio al dettaglio, per elevare il livello di capitalizzazione: anche nel 2009 è cresciuto (+1,3%) il peso delle società di capitale nel commercio».
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