La firma Jazz di Gualazzi al Regio: "Con una sorpresa verdiana"
Il concerto di Raphael Gualazzi (organizzato dal Barezzi Live al Teatro Regio, domani alle 22. Info: 0521. 039393) rappresenta sicuramente il momento più «popular» della rassegna «Verdi and Jazz - Per amore e per sfida», riuscito cartellone innestato nelle proposte del Festival Verdi 2011.
Trent'anni a novembre, il cantante e pianista di Urbino - baciato dal successo sanremese di «Follie d'amore» - è prodotto dalla Sugar, l'etichetta di Caterina Caselli
E' passato un anno da quando, nella scorsa edizione del Barezzi Live, ti sei esibito al Magnani di Fidenza col tuo gruppo: da allora il tuo successo è dilagato. Cosa è cambiato?
«Non è cambiato nulla se non la consapevolezza di aver iniziato a costruire un rapporto con il pubblico che spero porti a far conoscere ai più la musica che amo».
E com’è cambiato, se è cambiato, il mix tra la musica “tua” e i rifacimenti, le traduzioni dei grandi standard del passato?
«Tendo a rifarmi sempre alla grande tradizione del passato per poter sviluppare uno stile più originale che mi appartenga e mi rappresenti. Nel futuro immediato ho in mente di riproporre alcuni rifacimenti ma non voglio rovinare la sorpresa...».
Riesci ad intravvedere la fisionomia della tua musica «futura»?
«Costruisco la mia musica ogni giorno e spero che sarà sempre intellettualmente onesta».
Qui a Parma ti esibirai con una vera e propria big band: cosa comporta nel tuo modo di suonare, e anche nel repertorio, rispetto ai recital solistici?
«Con una buona band hai la possibilità di amalgamare colori diversi e linee melodiche e ritmiche diverse, elabori da un tema di base e costruisci un edificio armonioso, mentre il recital solistico è il cuore del lavoro compositivo, un distillato e concentrato di idee musicali».
Ospite d’onore di questo tuo concerto sarà il sassofono di Francesco Cafiso: com’è stato il vostro incontro? Ritieni che avrà un seguito, magari anche discografico?
«Stimo molto Francesco Cafiso e sono onorato di collaborare con lui. Per il futuro lasceremo che siano la musica e il divertimento a decidere».
Il pianoforte degli anni ’20 e ’30 è stato un modello cui ti sei molto ispirato finora. La tua musica però si sta allargando, rispetto a quel riferimento. Quali sono le tue nuove fonti d’ispirazione?
«Sono varie. Ascolto sia musica soul, blues e swing che funk, reggae, rock e ovviamente musica classica e lirica».
Lo scorso anno per il BarezziLive avevi portato una elegantissima versione di «Questa o quella», dal Rigoletto di Verdi: cosa stai preparando per questa tuo nuovo incontro col pubblico del Barezzi Live?
«Come dicevo prima mi piace fare delle sorprese...»
Che tipo d’emozione provi a trovarti al Teatro Regio, un tempio pieno di storia, palcoscenico dove si sono esibiti i più grandi cantanti lirici?
«E' un onore e un momento di crescita e di acquisita consapevolezza del ruolo di musicista nella società».
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