Filiberto Molossi
L'anno è il '56, loro sono in due: napoletani veraci, temendo il gelo dell’inospitale Milano, alla stazione centrale scendono in piena estate con tanto di colbacco. E già lì è pura invenzione, tacco al volo e palla all’incrocio. Ma la vera apoteosi arriva qualche minuto dopo, in piazza Duomo. Che, sapete, basta poco per fare la storia del cinema: a volte è sufficiente dire la cosa giusta. Magari rivolgendosi al vigile lumbard impettito come una guardia svizzera con un «Noio volevuan savoir...». Ecco: la differenza è tutta qui. Da una parte c'è il genio, il paradosso, l’arte - perché di quello si tratta - della risata: dall’altra, invece solo imitazione, parodia di se stessi, jamm, terùn e bella zio.
Sia chiaro, ca nisciuno è fesso: di un film che ha incassato 30 milioni di euro (copia quasi conforme di un analogo successo francese) un sequel te lo aspetti pure. Anche se non c'è scritto da nessuna parte che sia davvero necessario. Ma il problema non è neanche che Bisio e Siani stanno a Totò e Peppino come il pangrattato al panettone: piuttosto è la farsa in se stessa che nasce debole, con gag elementari (ma quanti miliardi di volte l’abbiamo vista la scena in cui uno, seguendo la bella di turno, finisce contro un palo...?), incomprensioni linguistico-gergali, situazioni un po' ritrite da «strana coppia». Perché sì, è vero, qualche volta si ride, ma complice anche un’ambientazione meno naïf e comprimari decisamente più deboli (a parte la Finocchiaro che si sdoppia, brava sul serio), «Benvenuti al Nord» mostra un po' la corda nello scontatissimo confronto tra la maniacale efficienza meneghina e l’indolente fantasia napoletana. Alla ricerca del giusto mezzo, infatti, il sequel di «Benvenuti al Sud», invertiti i fattori non ottiene il medesimo risultato: e tra mozzarelle giganti, «Volare», sushi, valige sul tetto della macchina e il rito dell’ape si perde compiaciuto nell’allegra fiera dello stereotipo dalla risata immediata. L'ospite inatteso (e ingombrante), la disumanità del lavoro automatizzato (con Paolo Rossi emulo di Marchionne), il cinquantenne che prova a fare il giovane, il gioco degli opposti e dei contrasti: sciorinati alcuni temi classici della commedia non solo all’italiana, il regista Miniero ribalta l’ideuzza del primo «Benvenuti», mostrando l’altra faccia della medaglia: l’obiettivo è sempre il «volemose bene» generale, ma detto tra noi delle disavventure sentimental-professionali dei postini Bisio e Siani stavolta ci importa poco assai.
Giudizio: 2/5
SCHEDA
REGIA: LUCA MINIERO
INTERPRETI: CLAUDIO BISIO, ALESSANDRO SIANI, ANGELA FINOCCHIARO,
VALENTINA LODOVINI, PAOLO ROSSI
Italia 2012, colore, 1 h e 50'
GENERE: COMMEDIA
DOVE: THE SPACE BARILLA CENTER,
THE SPACE CINECITY, FARNESE (FIDENZA), FARNESE (BORGOTARO)
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