Andreina Garella: "Le idee delle donne in scena"
Chiara Cabassi
La città non appartiene a chi comanda?» chiede Creonte ai suoi sudditi. Hanno risposto a questo quesito senza tempo un centinaio di Antigoni contemporanee. Altre si sono date appuntamento per il 25 febbraio dalle 15.30 presso i Voltoni del Guazzatoio nel Palazzo della Pilotta. In programma un laboratorio teatrale ideato e condotto da Andreina Garella realizzato dall’Associazione Vagamonde e Festina Lente Teatro con il contributo di Coop Consumatori Nordest, della Cooperativa Oikos e con la collaborazione della Soprintendenza ai Beni Storici, Artistici Etnoantropologici di Parma e Piacenza. Si costruirà in quella sede la struttura di spettacolo il cui esito finale andrà in scena il 29 giugno negli spazi del centro Commerciale Eurosia per ritornare il 30 settembre in Pilotta. Il titolo «La città di Antigone» le cala nei panni della principessa di Tebe ribelle all’editto del tiranno, al coraggio che nasce dal cuore, così presente nell’identità femminile, al ribellarsi alla legge della città per seguire la legge della vita. Un vero e proprio percorso, una scelta registica che poggia sulle domande, come spiega Andreina Garella: «Abbiamo intervistato circa 100 Antigoni. Donne che lavorano in campi strategici, dal sociale, alla politica, al volontariato, al sanitario o incontrate casualmente nel rito quotidiano della spesa. Donne migranti e native. Suggerendo loro parole chiave: cambiamenti, accoglienza, partecipazione, ma anche in quali luoghi di Parma si riconoscono, qual è la legge prevalente della città. Gli intrecci delle loro visioni e percezioni sorprendentemente hanno costruito, non una fotografia di criticità o dell’esistente, ma la proiezione è stata al futuro. Hanno tracciato idee nuove di cittadinanza, l’utopia di come la città dovrebbe essere». Il laboratorio non sarà una lezione. Sarà un incontro. Le partecipanti saranno invitate a mettersi in gioco, a diventare "portatrici", mescolando pensieri, azioni e storie all’indagine condotta fin qui. «L'agire nello spazio teatrale sarà l’espressione di modi di sentire che si sono riconosciuti, di coscienze che si sono toccate. Ne nascerà uno spazio di convivenza, di espressione di comunità al plurale. La poetessa Elide La Vecchia tradurrà le parole in drammaturgia». Andreina Garella non è nuova a queste esperienze. Da quasi un decennio come cifra stilistica ha scelto l’inclusione di donne migranti e location al di fuori dei canonici spazi teatrali «L'urgenza della contemporaneità è proprio nell’attenzione al cambiamento. Il metterlo in scena mette in gioco tutti. L’incontro crea il cambiamento. E’ interessantissimo lavorare con donne migranti. Sfata gli stereotipi, la visione falsata dai media. Sono donne coraggiosissime con un carico enorme di responsabilità e di fatica nel quotidiano. Nella maggior parte sono donne sole, spesso colte, simpatiche. Le difficoltà, le necessità i desideri sono gli stessi. Ma le differenze sono interessanti, sono mondi da conoscere. Sono la chiave della nostra contemporaneità: non c'è scampo. Un’altra chiave è lo spazio urbano. La città che racconta insieme agli attori. Luoghi non più solo attraversati, ma echi di vita, di condivisione, di responsabilità e partecipazione. Una recente esperienza è stata “Extraurbane”. Alle fermate degli autobus venivano offerte ai passeggeri in attesa microstorie di migranti di ieri e di oggi. Il mio è un lavoro d’equipe, dove fondamentale è stato l’incontro con l’Associazione Vagamonde e dove l’ambientazione sul territorio è curata, da sempre, in dialogo con Mario Fontanini». Quindi è solo uno step del work in progress delle Antigoni il prossimo 25 febbraio. Una prima chiamata a tutte le donne del mondo che hanno voglia di camminare insieme per una città nuova e dove il teatro è fatto di persone e non di personaggi.
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