Film recensioni - Hugo Cabret
Filiberto Molossi
«E' questo il tuo scopo? Aggiustare le cose?». L'invenzione dei sogni: nel meccanismo segreto del sentimento, là dove il tempo è tutto e la chiave dell'emozione è solo un altro mistero, non siamo che gli ingranaggi, pur stanchi e usurati, dello stesso marchingegno, del medesimo universo in cui tutti, anche quando non lo sanno, hanno un posto, una parte, una ragione. Una stazione che sembra uscita da un'incisione di Escher - piena di scatole, botole, nascondigli -, un ragazzino che oltre agli oggetti sa riparare anche le persone, un uomo meccanico che dietro a un sorriso triste nasconde un segreto: e l'innocenza purissima, incontaminata e ineguagliabile del (primo) cinema, magia assoluta, piacere degli occhi, stupore inconsapevole e smarrito di un incanto non corrotto. E' un bellissimo film pieno di gratitudine e di devozione, di riconoscenza e di poesia, «Hugo Cabret», l'ennesimo capolavoro di Martin Scorsese, prestigiatore della settima arte che conosce il potere taumaturgico della meraviglia, dell'illusione che diventa realtà, gioco proibito di chi ancora sa fare battere un cuore fanciullo. Nell'epoca in cui il cinema era ancora un posto speciale, le rocambolesche avventure di Hugo Cabret, ragazzino della Parigi degli anni '20 che, rimasto orfano, vive nascosto nella più grande stazione cittadina dove cerca, invano, di fare funzionare un misterioso automa, convinto che quella macchina contenga un ultimo messaggio di suo padre. Nel suo percorso saranno determinanti due incontri: quello con la coetanea Isabelle e con il suo scorbutico padrino, Georges Melies, mitico pioniere del grande schermo...
Da Dickens e Truffaut, dal vaudeville alle comiche di Harold Lloyd, Scorsese, interpretato al meglio il romanzo illustrato di Selznick (che lo presentò al D'Azeglio per Minimondi), firma con cura maniacale per i dettagli e i mezzi più moderni (raramente il 3D è stato in maniera così efficace al servizio delle «dimensioni» della storia e aderente alle sue suggestioni) un fantastico omaggio alle origini del cinema, spingendosi molto al di là però delle citazioni di una benedetta nostalgia per girare invece una commovente favola (da 11 nomination all'Oscar) sulla forza invincibile dei sogni, sui complessi incastri degli affetti, sul meccanismo, troppo spesso rotto, di un'anima che va curata con la necessità di credere a qualcosa d'altro e di più. Convinto e sicuro che la passione sia il motore della vita come del cinema: nella speranza che l'illusione del lieto fine continui anche fuori dalla sala.
| -HUGO CABRET |
REGIA: MARTIN SCORSESE
SCENEGGIATURA: JOHN LOGAN DAL ROMANZO «THE INVENTION OF HUGO CABRET» DI BRIAN SELZNICK
FOTOGRAFIA: ROBERT RICHARDSON
MONTAGGIO: THELMA SCHOONMAKER
INTERPRETI: ASA BUTTERFIELD, CHLOE GRACE MORETZ, BEN KINGSLEY, SACHA BARON COHEN, CHRISTOPHER LEE
GENERE: AVVENTURA/DRAMMATICO
Usa 2011, colore, 2 h e 6'
DOVE: THE SPACE BARILLA CENTER, THE SPACE CINECITY
GIUDIZIO: ●●●●● |
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Tv Parma
Iniziative speciali
Il mARTEdì: Mary Corradi
Mary Corradi, 36enne artista parmigiana è pittrice, scultrice, scrittrice. Ama la fotografia e si è messa alla prova su un palco come attrice e danzatrice.
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