«Scene da Bar Sport», un insieme di gag tratte da Benni
Margherita Portelli
Potrebbe definirsi un metabar. È il luogo scenico nel quale quattro amici improvvisano e stereotipano, magicamente interpretano e connotano di umorale euforia: si divertono, recitano, ridono, improvvisano. È il bar - luogo di esemplare umanità e pout pourri di circostanze comiche - che prende per i fondelli se stesso.
«Scene da Bar Sport» è un insieme di gag che quattro giovani attori lodigiani hanno messo in scena nei giorni scorsi al circolo Zerbini di via Bixio, attraverso letture e interpretazioni di alcuni estratti del fortunatissimo esordio del noto scrittore Stefano Benni. In un bar, i giovanissimi interpreti (si va dai 25 ai 35 anni) esasperano le quotidiane farse che naturalmente, tra i banconi e i tavolini di provincia, si accavallano: è come ritrovarsi al solito sgabello, tra un caffè e un «bianchino», con una lente d’ingrandimento in grado di amplificare le suggestioni che di per se si vanno palesando.
Ti cali per un’ora negli anni Settanta, per scoprire poi che (per fortuna) certe cose rimangono in fondo sempre uguali. C'è la «Luisona», la pasta intoccabile che lo sventurato forestiero osa ingurgitare, ignaro dell’affronto, come della conseguente «vendetta» del millenario pasticcino. C'è la sublime interpretazione del cosiddetto «tecnico calcistico da bar», colui che tutto intende, e non solo sul pallone. C'è il professore, che si concede ai presenti con un’incantevole dissertazione sul senso filosofico del termine «ubriaco», e non risparmia voti e giudizi sulle terga delle inconsce spettatrici chiamate a prender parte al gioco. E poi non manca il tuttofare, tale Bovinelli, in grado di eroiche gesta da sommozzatore, quant'anche avvinazzato a dovere. Affascina Renzo il playboy, che fa volare in aria fogliettini con il proprio numero di cellulare (per l’attualità del personaggio perdoniamo agli spassosissimi commedianti l’anacronismo tecnologico in questione). Infine, le due anziane comari, inguaribili gossippare ante litteram. Quando poi si tolgono i panni vintage della scena e si siedono a tavola con avventori e spettatori, Giulio Montini, Matteo Carabelli, Andrea Amadei ed Emanuele Luni, tornano ragazzi del nuovo millennio, pur rimanendo, per la gioia di tutti, quattro autentici «tipi da bar».
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