di Filiberto Molossi
Questo film parla di noi. Che non è mai un brutto argomento. E di quando (non) è troppo tardi, della 25esima ora, del 91° minuto: che ti sembra finita e invece c'è ancora da fare, c'è ancora un pezzo da vivere. E qualcosa (o qualcuno) da «salvare». E parla, più di tutto, della famiglia, questo complesso arcipelago di isole che non comunicano tra loro: e di padri, mogli, figli. E del tempo delle scelte: che arriva sempre, anche quando gli altri hanno già deciso per te. Nel lungo addio di quello che abbiamo perso o che, semplicemente, non abbiamo mai avuto, un film malinconico e tenero, commovente e ironico, là dove oltre la rabbia e il dolore c'è ancora tempo e luogo per incontrarsi ancora, prima che sotto un plaid davanti alla tv ci si riscopra una cosa sola. E' pieno di strappi e di ricongiungimenti, di legami sfilacciati e promesse rinnovate, «Paradiso amaro», un bellissimo film che gioca di contrasti e viaggia a ritmo dell'ukulele alla riscoperta del valore delle proprie radici, del rispetto per quel passato che, volenti o no, ci appartiene, ci rincorre, ci riguarda. E che determina, alla fine, quello siamo. La storia di Matt King (Clooney, super in un'interpretazione sottotraccia), avvocato alle Hawaii che scopre che la moglie, in coma a causa di un incidente, lo tradiva. Sconvolto e furioso, parte allora con le due figlie alla ricerca dell'uomo con cui la donna aveva una relazione per dirgli che lei sta morendo...
Vincitore del Golden Globe come miglior film drammatico dell'anno, candidato a 5 premi Oscar, «Paradiso amaro», diretto con intima sensibilità e il giusto disincanto da Alexander Payne («Sideways», «Election»), è una pellicola piena di piccole grandi sorprese, un film, al di là delle apparenze, difficilmente classificabile, che gode e si giova del suo essere «alternativo» per la storia che racconta (problematica, scoscesa, storta), l'ambientazione (le Hawaii, paradiso fasullo di spiagge e grattacieli, «altrove» che diventa personaggio tra i personaggi), la verità «indifesa» dei suoi protagonisti. Cinema al naturale, senza additivi o emozioni dopate: ma, al contrario, con un senso «civile» nella riscoperta dolce-amara della famiglia, mondo non più incontaminato fatto di segreti equilibri e di imprevedibili incastri. Quelli di cui si fa carico il Clooney più sbattuto di sempre - barba lunga, camicia a fiori e bermuda -, simbolo tenace della fragilità dell'essere uomini.
Giudizio 4/5
SCHEDA
REGIA: ALEXANDER PAYNE
SCENEGGIATURA: ALEXANDER PAYNE, NAT FAXON, JIM RASH dall'omonimo romanzo di KAUI HART HEMMINGS
FOTOGRAFIA: PHEDON PAPAMICHAEL
INTERPRETI: GEORGE CLOONEY, SHAILENE WOODLEY, AMARA MILLER, NICK KRAUSE, BEAU BRIDGES.
GENERE: DRAMMATICO
Usa 2011, colore, 1 h e 55’
DOVE: THE SPACE BARILLA CENTER
Il CineFilo del 17 febbraio (guarda il video)
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