"Così è (se vi pare)": Pirandello nell'epoca dei reality show
Torna, dopo il debutto la scorsa stagione, il brillante testo di Pirandello dedicato alla verità e alla sua inconoscibilità, «Così è (se vi pare)», produzione di Fondazione Teatro Due che ha visto l'esordio alla regia di Alessandro Averone, in scena da giovedì 23 a martedì 28 febbraio, sempre alle 21, tranne domenica 26 alle 16 (riposo lunedì 27).
In un salotto tanto claustrofobico quanto surreale, invaso da pezzi di un televisore esploso, si muovono gli ormai celebri personaggi pirandelliani, tutti alla disperata ricerca di sapere cosa si nasconda dietro al triangolo familiare composto dai coniugi Ponza e dalla Signora Frola.
Commedia degli errori e degli equivoci, «Così è (se vi pare)» è una parabola in cui tragico e comico si fondono in una simbiosi grottesca. L’impossibilità di avere una visione unica e certa della realtà fa si che l’uomo non abbia una propria essenza a priori e diventi persona solo sotto lo sguardo degli altri: una profonda demistificazione dell’io inserita in un universo cinico, pervaso da un irresistibile umorismo, in cui ciascuno potrà riconoscere la propria condizione di utenti della comunicazione di massa. Dice a questo proposito il regista: «i media oggi hanno un enorme potere sulle nostre vite, possono convincerci di qualsiasi cosa e del suo contrario. In mancanza di un’oggettività delle cose, ma in balia della loro rappresentazione in Così è (se vi pare) l’unica ancora di salvezza sono i rapporti umani, le emozioni».
Come protagonisti/vittime di un reality show di cui sono sia spettatori che partecipanti, i personaggi della commedia sono in balia dell’enigmatico Lamberto Laudisi, perfido ideatore e brillante conduttore di uno show che mette a nudo le pochezze e le fragilità umane, autore di un crudele scherzo architettato ai danni di un salotto di curiosi sprovveduti, fra gingles e stacchetti musicali.
«In scena abbiamo rappresentato le dinamiche ossessive di un microcosmo alla ricerca furiosa di un senso - afferma ancora Averone -, le stesse che l’attuale strumentalizzazione dei mezzi di comunicazione attua nei confronti di ciò che siamo e ciò che ci circonda. Come i protagonisti di questa commedia, viviamo in una realtà in cui chiunque sia in possesso di strumenti mediatici di persuasione può creare una verità, sfruttando la nostra voracità e debolezza, bisognosi di aggrapparci a qualcosa che sia vero, per tutti».
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