Diario da Cannes - Ciak si balla
dal nostro inviato Filiberto Molossi
CANNES - Michael Cimino li ha sempre amati, Vincent Minnelli ci ha costruito sopra una carriera, Luchino Visconti sapeva che era lì che accadevano le cose importanti. E Tarantino ne ha girato uno con Travolta e la Thurman che conoscono tutti. Ve ne sarete già accorti: quando si balla in un film di solito è un momento che conta. E di balli, scatenati, affettuosi, seducenti, buffi, in questa edizione del Festival di Cannes ne abbiamo visti parecchi.
Altro che Carlucci: queste sono emozioni forti. A partire dal ballo molto vintage e con tanto di mangia dischi a pile della giovane marmotta e della sua bella nel surreale «Moonrise kingdom», il film che ha aperto il Festival. Poi c'è il ballo scatenato al matrimonio trash di Garrone e quello solitario e accennato, là dove nessuno lo vede, del protagonista di «Lawless»: che, con qualche bicchiere in corpo di troppo, prova un passo di danza e si ritrova a cadere nel lago...
Vorrebbe ballare ma non può più la coraggiosa protagonista di «De rouille et d'os» che, con le protesi al posto delle gambe, guarda le altre danzare in discoteca: mentre uno dei momenti migliori di «On the road», che in realtà è una mezza delusione, è il ballo, fisico e senza inibizioni, tra una splendida Kristen Stewart (la Bella di «Twilight») e un Garrett Hedlund (l'avete visto in «Tron») super macho. Ballano, e non da soli, anche i due giovani protagonisti del film di Bernardo Bertolucci, «Io e te», in una sequenza già cult del film: dove Tea Falco e Jacopo Olmo Antinori si lasciano andare sulle note di una magnifica rarità: «Ragazzo solo, ragazza sola», l'unico brano mai cantato in italiano dal Duca bianco David Bowie, su testo («Dimmi ragazzo solo dove vai, perché tanto dolore...»)di Mogol. Ballando ballando, alla fine, sotto la pioggia, ha danzato a sorpresa persino la giuria: con il «capoclasse» Moretti che guardava comprensivo. D'altra parte come spiegava in un suo film «il mio sogno è sempre stato quello di ballare bene. E invece alla fine mi riduco sempre a guardare, che è bello ma...».
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