«E' scoppiata la pace tra me e Ligabue. Adesso speriamo che scoppi la pace anche tra quelli che continuano a paragonarci». A questo punto, col nuovo post di Vasco Rossi su Facebook, c'è da chiedersi se fu vera guerra. La 'radionovelà tra lui e Ligabue, il tormentone che da più di un anno vede due delle facce più nobili del rock italiano combattere una battaglia mediatica su vari network, social o tradizionali, ha una nuova puntata, che certamente però non mette la parola fine. La sceneggiatura continua a scriverla il Blasco, che scrive in chat come ai tempi d’oro da songwriter.
Insomma, la colpa è dei fan, che li paragonano, dice il rocker di Zocca a proposito del più giovane artista di Correggio. Giorni fa, era il 20 luglio, Vasco aveva aperto alla possibilità di partecipare al concerto per l’Emilia che Ligabue sta organizzando per il 22 settembre in aiuto ai terremotati, dicendo di lui: «Sarebbe il benvenuto». «Liga, tieni pronta una chitarra», aveva risposto sempre su FB il Komandante. Che ora aggiunge: «Liga è della nuova generazione. Io sono di un’altra 'Epocà. Metterci sullo stesso piano è come buttare nel cesso, dimenticare, dieci anni di miei sacrifici». Il post è stato salutato da oltre 7.000 'mi piacè e sembra alludere al fatto che comunque egli si senta di un altro livello (pianeta?), non solo di altra era (o Era?).
Eppure l’aveva cominciata lui, Vasco, la polemica: «Caro Liga, quando avrai scritto anche tu quasi 200 canzoni potrai essere messo sul mio stesso piano. Devi mangiare un pò di polenta», scrisse l’11 aprile 2011. Liga aspettò il 16 luglio per replicare. A rileggere le dichiarazioni di un anno fa, sembrano davvero identiche a quelle che ora, e solo ora, scrive lo stesso Vasco. Eccole: «Ho suonato per la prima volta in uno stadio 14 anni fa e sono 14 anni che mi fanno domande su questo confronto. Vasco e io siamo diversi, abbiamo vite diverse, intenzioni diverse, età anagrafiche diverse, carriere diverse, la sua è più lunga di 15 anni, repertori diversi, un pubblico diverso. In un Paese normale questa gara non esisterebbe. Per me non è un duello, l’unica gara che faccio è con me stesso. Per questo mi è dispiaciuto leggere quel commento sulla sua pagina di Facebook, vuol dire che lui questa storia la sente come una gara». No, dice Vasco oggi. Lui è fatto così. Dice quello che pensa, a costo di essere 'scomodò, o controverso. Il 7 agosto 2011 rispose così a Liga: «Penso sia un bicchiere di talento in un mare di presunzione». Era guerra? Mah, forse no, forse era solo un gioco. In effetti la pace il Komandante la iniziò per davvero qualche mese fa, il 14 gennaio: «Rinnovo stima per Ligabue. Non esiste alcuna antipatia, odio o rivalità tra me e lui. La nostra è tutta una finta commedia. La grande truffa del rock'n'roll, ricordate i Sex Pistols? Niente è come sembra, e nel rock meno che mai. È più divertente spararci un pò addosso qualche battuta piuttosto che i soliti salamelecchi. Lui è un bravo artista... uno dei migliori della sua generazione. Io faccio parte di un’altra.... abbiamo poco in comune se non il linguaggio del rock e l’amore per le 'chitarrè...».
Allora come oggi: è pace. Basta che non ci azzardiamo a paragonarli. Fino alla prossima radionovela. Che fosse la volta buona di vederli sullo stesso palco, magari per la loro Emilia.
si l'unico modo per dimostrare che non esiste astio fra di voi è suonare assieme per l' Emilia...terra natia per entrambi e quindi meritevole di un simile gesto...che vale molto ...
vi metto io daccordo tutti e due, vi ignoro perchè la vostra musica è piatta inutile e i vostri testi non raccontano nulla di costruttivo...o di capibile...
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