"Bergonzi tenore verdiano del secolo" il dvd di Biondini
Correva l’anno 2000 e si dovevano fare i conti con un secolo fuggito: il Novecento. Sembrava ieri. Anzi sembrava ancora «oggi». Invece il XX secolo era già storia e collezionava i suoi protagonisti, i suoi miti, i suoi orrori e i suoi miracoli. Il 10 ottobre di quell'anno, a Londra, Carlo Bergonzi venne incoronato «principe fra i tenori e miglior tenore verdiano del secolo» (Gramophone's Lifetime Achievement Award). Una vita straordinaria, la sua. Un volo ad ali spiegate, preciso e folgorante come la nota più intonata mai sfrecciata in cielo. Da Vidalenzo di Polesine, dov'era stato bambino fra le nebbie dense del Po, e la Scala di Milano, il Metropolitan di New York, dove avrebbe poi signoreggiato per decenni. «Carlo Bergonzi tenore verdiano del secolo», così s'intitola il film documentario di Mauro Biondini sulla vita e la carriera del celebre artista. Verrà presentato sabato 10 ottobre al Teatro Verdi di Busseto (ore 20.30) e sarà l’evento «clou» dei festeggiamenti per il 196° anniversario della nascita di Giuseppe Verdi.
Come è nata l’idea di un film documentario sul grande tenore Carlo Bergonzi?
«Ho cominciato a pensarci - risponde Biondini - mentre ultimavo il documentario su Renata Tebaldi. Come lei anche Bergonzi era stato allievo del Conservatorio "Arrigo Boito" di Parma e poter realizzare un documentario sul "miglior tenore verdiano del secolo" era il mio sogno. Renata Tebaldi e Carlo Bergonzi, due gemme vocali a cui è legata la nostra terra, due miti assoluti a livello mondiale: il desiderio di girare anche un film su Carlo Bergonzi era fortissimo dentro di me, ma confesso che mi sembrava quasi impossibile realizzarlo. Nell’attesa che il sogno potesse trasformarsi in realtà, ho fatto tante trasmissioni televisive; finché un giorno, in occasione di un incontro con il sindaco di Busseto Luca Laurini e l’allora vicepresidente della Fondazione Cariparma Marcella Saccani, tuttora presidente del Conservatorio di Parma e adesso anche assessore provinciale, mi sentii dire da loro: "Devi assolutamente fare un documentario sulla vita di Bergonzi". Commosso ed emozionato, capii che il mio sogno avrebbe potuto realizzarsi e umilmente mi presentai a casa del Maestro, a Milano, per proporgli l’idea del film. Rimasi folgorato: lui aveva già visto il documentario su Renata Tebaldi, aveva tutti i miei dvd! Il mitico Carlo Bergonzi accettò la proposta e a me sembrò di toccare il cielo con dito. Laurini, a Busseto, gli ufficializzò la notizia che il documentario sarebbe stato l’omaggio di tutta Busseto al grande artista. Ebbe così inizio l’avventura. Un’avventura che non sarebbe stata possibile senza il sostegno di Marcella Saccani e del sindaco Laurini».
Quanto tempo ha richiesto la realizzazione del film?
«E’ stato un lungo percorso durato un anno e mezzo. C'è stato il tempo della ricerca, della documentazione, e quello delle riprese in vari luoghi: dai freddi inverni lungo gli argini di Vidalenzo a Villa Sant'Agata, da Busseto a Zibello fino a Milano. Per il video sono stato seguito come sempre dall’équipe di Videopress, formata da giovani e valenti professionisti che ho trasformato, inevitabilmente, in appassionati d’opera!»
Che cosa significa lavorare con un mito come Carlo Bergonzi?
«Sì, è un mito. Eppure ho trovato in lui il massimo della disponibilità e della professionalità. I 33 anni al Metropolitan, la sua vita: ha ricordato tutto senza mai mettermi paletti, non ha mai rifiutato di girare una scena. Bergonzi è un artista che incanta e commuove, nato per conquistare la scena. Se facesse tv, bucherebbe il video. Mi ha chiesto una cosa soltanto: di lasciargli la battuta finale. E non la svelo...»
Qual è il taglio del film? Il compendio di una straordinaria carriera o il racconto di una vita?
«Della carriera di Bergonzi è stato detto tutto in mille importanti occasioni. Questo film ha un approccio diverso: ho voluto raccontare la storia di un ragazzo della Bassa che ce l’ha fatta, che aveva enorme talento e volontà ed è arrivato ad essere un mito. Ho cercato di dare il senso di certi valori della nostra terra. Un po' nello spirito - per intenderci - del regista Ermanno Olmi. E poi ci sono le testimonianze di Leo Nucci, Magda Olivero, Raina Kabaivanska. Dedico questo film alla gente di Busseto, che mi è stata amica e vicina nella bella impresa, e a tutti gli appassionati d’opera di Parma».