Valeria Ottolenghi
Al centro della scena una sorta di grande colonna di velluto rosso, che in più occasioni si aprirà come sipario, un segno forte, come a sottolineare l’alto grado di teatralità della «Tempesta» shakespeariana, lo stessa isola una sorta di palcoscenico incantato con magie di musiche, sorprese scenografiche, illusioni, spazio di meraviglie e sogni, da abbandonare infine per tornare alla prosaica quotidianità, e accettare sconsolati il proprio destino, la certezza della morte.
Applausi speciali a Teatro Due per Umberto Orsini nel ruolo di Prospero/Shakespeare, la sua bacchetta magica un bastone, che, picchiato a terra con energia, produce improvvisi cambiamenti. Un letto per Miranda che ascolterà la storia del padre in una sorta di dormiveglia, evocando intanto i pochi ricordi, confusi, dal carattere onirico, di quand’era bambina, così piccola, diverse donne intorno a lei.
Era successo dodici anni prima: Prospero, duca di Milano, aveva affidato il governo al fratello, un’ingenuità, un grave errore, perché lui si era appropriato definitivamente di beni e potere. Da allora padre e figlia vivono su quell'isola, soli, lontano, uniche presenze Calibano - creatura infelice, incantato da Miranda, continuo l’atto della masturbazione - e di Ariel, qui uomo anziano che arriva come volando dall’alto, pochi gesti, sempre eleganti, stilizzati, in una sorta di danza aerea.
La tempesta - artificio teatrale di Prospero, alla sua ultima regia - raduna insieme in quello spazio reale/ simbolico tutti gli attori per quanto è accaduto e per il nuovo finale, segnando il passaggio alla vita sociale di Miranda che s'innamorerà del nobile Ferdinando, esito felice anche sul piano politico. Si sente male, cade sulle ginocchia il grande artefice d’ogni cosa, Prospero, nel rinunciare alla creazione artistica, accettando di rientrare in quella realtà dove gran parte dei pensieri saranno per la tomba. Luogo di meraviglie, di esperienze, è quell'isola piena di musiche, capace di far comprendere emozioni e utopie, miserie umane e sogni. Così il teatro: sulla linea di separazione, al momento del distacco, il saluto richiesto, l’applauso «con mani generose»...
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