Il grido di dolore del Regio
Caterina Zanirato
Per la realizzazione di ogni opera c'è un mondo sommerso che lavora al Teatro Regio, dalle sarte per la realizzazione dei costumi ai falegnami per la scenografia. Un mondo che ieri pomeriggio la commissione alla cultura del consiglio comunale di Parma ha voluto scoprire, visitando il «dietro le quinte» di uno dei teatri più famosi al mondo, scoprendo sale prove, camerini e passaggi nascosti.
Ma è un mondo che rischia di venire sempre più ridotto dai tagli ai finanziamenti al Teatro, tant'è che il sovrintendente Mauro Meli, incontrando i consiglieri comunali ha chiesto loro di fare il possibile perché la cinghia dei contributi si possa riallargare la prossima stagione: «Nel 2008 avevamo a disposizione 22 milioni di euro - commenta Meli -. Quest’anno 14 milioni. Ovvio che abbiamo dovuto tagliare riducendo al minimo le nuove produzioni, ma questa scelta ha penalizzato i lavoratori che ruotano intorno al teatro: importando opere già prodotte da altri teatri quest’anno è mancato il lavoro a un centinaio di persone, tra sarte, truccatori, falegnami, musicisti, cantanti del coro. Ad esempio per il “Simon Boccanegra” che stiamo allestendo, lavorano 18 sarte anziché le 50/60 che servono per una nuova produzione. Inoltre, se non si effettuano nuove produzioni il teatro ci perde: mostrare qualcosa di già visto non è come vedere uno spettacolo nuovo. E inoltre, se il Regio è uno dei dieci teatri più famosi al mondo lo deve anche ai suoi lavoratori. Il teatro è un’azienda formidabile per la ricaduta sul territorio dei visitatori, però bisogna investire». I consiglieri si sono ripromessi di agire in questo senso.
La visita è poi continuata per scoprire i «segreti» del Regio: il tetto della sala, ora adibita alle prove, interamente di legno e identica a com'era nel 1829, anno di inaugurazione del teatro, la famosa «sala blu» dove si svolgono le prove dell’orchestra, gli uffici del personale amministrativo, gli archivi musicali, la sartoria e il dietro le quinte del palco, dove tra l’altro si stava svolgendo la prima prova del «Simon Boccanegra». «Per realizzare un’opera già prodotta ci vogliono circa 15 giorni di prove, mentre per una nuova produzione un mese», continua Meli. E tra una spiegazione e l’altra, si lascia sfuggire un’anticipazione: «Entro un anno l’“Aida” tornerà sul palco del Regio».
Inserisci il tuo commento