Giulia Coruzzi
Cambio de tercio», ovvero «Cambio di direzione»: il senso della nuova produzione dei coreografi e danzatori madrileni, Angel Rojas e Carlos Rodriguez, sta tutto nella ricerca di una nuova via lungo la quale far rivivere la tradizione. La compagnia del Nuevo Ballet Español, andata in scena venerdì al Teatro Regio, secondo e ultimo appuntamento di danza per la rassegna «Sotto il cielo di Parma», ha entusiasmato il pubblico - che non si è risparmiato negli applausi e nella richiesta del bis - portando sul palco un percorso che, attraverso dieci quadri coreografici estremamente ritmici e coinvolgenti, ha trasmesso tutta la forza, la precisione e l’intensità del flamenco. Fin dai primi istanti: sei sedie rosse sullo sfondo, Rojas e Rodriguez intenti nelle ultime fasi della vestizione, una voce che intona una melodia quasi propiziatoria, le quattro ballerine che appaiono dall’ombra, le dita che iniziano a schioccare e il ritmo che si delinea, vigoroso e crescente. E’ una danza che si trasforma, si gonfia, ruota su se stessa, insieme al variare degli abiti, che offrono una grande forza visiva alla coreografia, valorizzando le sensuali e bravissime Pilar Gonzalez, Veronica Lopez, Maria Lopez e Raquel Tamarit. Ad accompagnare i danzatori nel loro viaggio non potevano mancare le chitarre, le percussioni, il violino e le voci: Gaspar Rodriguez, Daniel Jurado (a cui va il merito della composizione musicale), Roman Gottwald, Jose Antonio Haro, e Sandra Carrasco e Davinia Jaèn (che nel bis dimostra di essere anche una brava «bailarina») sono fondamentali. La carica e la sensualità delle donne - sia le danzatrici che le «cantaore» - è indiscussa, ma è l’uomo il vero «matador» di «Cambio de tercio»: gli assoli di Rojas e Rodriguez, sono i momenti di maggiore intensità, in cui l’energia sale dai tacchi e raggiunge i ventagli aperti al cielo. E’ un uomo che conquista, ama, travolge, centro fermo e deciso di un mondo in cui tutto il resto ruota intorno. Emozionanti i passi a due, così come i quadri di gruppo: lo spettacolo mescola vari «palos» che si basano sulla tradizione classica spagnola. Cantinas, Sevillanas, Fandangos, Rumbas, Bamberas, Bulerias, Tanguillos e Seguidillas (con quattro incantevoli abiti a coda) si susseguono sul palco dove ha luogo l’unione tra i musicisti e i ballerini, tra le melodie struggenti e quasi lamentose e la grazia e l’armonia delle danze. Si balla su tre livelli in «Cambio de tercio»: in proscenio, in tutta l’ampiezza del palco e sullo sfondo, là dove restano appesi gli abiti e gli artisti si cambiano lasciando intravedere tutto il senso di un’arte che si compie già a partire dalla sua stessa preparazione. «La coreografia è un mix di tradizione e modernità - avevano affermato con entusiasmo Angel Rojas e Carlos Rodriguez -. La nostra nuova produzione è nata dall’idea di creare uno spettacolo legato all’estetica e alle tradizioni delle radici del flamenco». Un plauso non può non andare al designer delle luci, David Perez, che «illumina» sapientemente una scala di energia che sale per tutto lo spettacolo, rotonda come i pois sugli abiti, decisa come le nacchere, rapida come gli «scioglilingua» che accompagnano l’ultima coreografia, tanto versatile da poter trovare il suo significato sia nelle strade di Madrid sia nei più importanti teatri dei cinque continenti.
Inserisci il tuo commento