Il racconto della domenica - Una pallina di gioia che irradia felicità
di Marta Silvi Bergamaschi
Gli ultimi mesi dell’anno erano spariti nella vorace bocca del nulla, senza strepito. Ogni attimo trascorso era scomparso, come se ne va ogni foglio del calendario. La mamma diceva: -Noi cristiani siamo forniti di memoria. La memoria è una grotta oscura da cui compaiono i ricordi. Non ti piace la parola grotta, ho capito! Allora ti dico che la memoria è uno splendido frutto pieno di ricordi o un vasto cielo con qualche struggente nuvola. Va bene? Ognuno inventa la metafora che crede.- Ascoltavo, adolescente confusa. L’inizio di un nuovo anno era sempre un mistero. La lentezza del tempo (allora) nell’attesa di diventare «grande» la paragonavo alla lentezza di un asino stanco: l’asino dello spazzino che ogni giorno vedevo in paese con il suo carretto colorato di rifiuti, modesti rifiuti. –E il tempo, chiedevo alla mamma, esattamente che cosa è?- - “E’ un batter di ciglio…e siamo vecchi” ha detto uno scrittore di cui non ricordo il nome.- Io scrollavo la testa e non credevo affatto che «il tempo» fosse un tipo così veloce. Poi quel parlare mi stancava: tutto restava come sempre. Si era eternamente «piccoli». I miei giovani anni s’impennavano nella smania di conoscere: che cosa? Avevo dieci anni e a scuola, sita in un bellissimo borgo, volavano discorsi strani. Wilma diceva: - Ci raccontano tante bugie: lo sapete che dall’amore nascono i bambini? Così come fossero caramelle.- - Quell’amore lì è diverso, immagino, dall’amore della mamma, del papà, dei nonni,- dicevo io. –L’amore oggi ha tante di quelle facce!- aggiungeva Lina con inconscia ironia. –Non è giusto, interveniva Angela, che si parli sempre di cavoli e di cicogne. Dovremmo fare la rivoluzione per farci raccontare dai grandi la storia dell’amore. - A dottrina la parole del prete erano difficilissime: una addirittura ridicola: “non fornicare”. Ci guardavamo ridendo. Chiedemmo spiegazioni a Pietro, il fratello di Wilma. -M’informerò, rispose, il barbiere sa tutto. Sua moglie è l’ostetrica e pare che l’ostetrica sia un pozzo di sapienza.- Infatti l’ostetrica era un tipo particolare: austera, di poche parole, con mosse elettriche improvvise, appiccicata a una borsa nera che pareva contenere chissà quale tesoro. Entrava in molte case furtivamente, come un fantasma. Dopo alcuni giorni, Pietro ci disse sottovoce, con un sorrisetto che gironzolava sulla peluria delle guance, che lui chiamava «barba». –Fornicare significa che è proibito fare “le brutte cose”.- -Ecco, sbottò Wilma, ci siamo: “le brutte cose”. Si può sapere che cosa sono? Le guerre, la miseria, la mancanza di libertà?- -Macchè, rispose Carla, quelle per i grandi sono cose normali. “Le brutte cose”, secondo me, riguardano…le…le parti basse: per esempio non lavarsi troppo il sedere, non grattarsi se hai prurito: poi non so.- Lo si seppe in modo chiaro quando Amalia (diciassette anni) fu allontanata da casa perché le aumentava la pancia. Si era innamorata di Oreste, lo studente. Aveva semplicemente fatto all’amore. Ed era diventata bellissima, luminosa, gli occhi più grandi e in fondo a quei due laghetti azzurri si muoveva una pallina di gioia, che irradiava felicità. Non si notava in lei nessun timore: soltanto la certezza di avere combinato una cosa straordinaria. Una vittoria. Fu spedita da una zia che abitava in campagna e tornò tenendo tra le braccia un maschietto bellissimo. Amalia e Oreste si sposarono. Si amarono per tutta la vita. La cosa più bella del mondo. Perché allora non ci dicevano la verità. Per pudore? Per ipocrisia? Miodio, ogni tempo ha le proprie magagne. La perfezione proprio non esiste. Neppure la normalità?
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Presentato il Premio Academia Barilla 2012 destinato ai cortometraggi che interpretano al meglio il tema “Storie di cucina – A tavola con la promozione, lo sviluppo e la difesa dei valori culinari italiani” - Votate i video sul nostro sito
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