Natura, emozione materica
Stefania Provinciali
Dopo il successo ottenuto all’Istituto Italiano di Cultura di Londra, con l’esposizione «The Power of the Soul» la pittrice parmigiana, Federica Rossi, prosegue il cammino in Europa, per far conoscere la sua arte e incontrare un pubblico sempre diverso al quale proporre quel fare pittura pieno di materia e colori.
Dall’8 al 28 febbraio sarà, infatti, all’Istituto Italiano di Cultura di Copenaghen, su invito della direttrice Clara Bencivenga Trillmich, con la mostra «Mother Earth», Madre Terra. Nella capitale danese del design, si presenta con una ventina di opere di grandi dimensioni, realizzate per questo evento, nelle quali si legge un rinnovamento del percorso artistico anche se la base rimane quella originaria dei cretti, indirizzati, come nell’opera Butterfly, ad un ben delineato desiderio espressivo.
La mostra si chiama «Madre Terra» perché, come dice l’autrice, «la terra è materia essenziale che dà corposità alle opere, è tattilità e pensiero, è generatrice di forme vive e reali, è sensualità, è il femminile che media tra l’uomo e il divino ma è anche terra con le sue oscurità e le sue ferite», quelle stesse che nel cretto creato artisticamente si condensano per poi uscire con lo sgorgare del colore.
Terre naturali e sabbie laviche si fanno espressione di un bisogno creativo e si aprono su di un’astrazione che costituisce la cifra essenziale del suo impianto pittorico.
Le parole dell’artista si confrontano tra le «forme» della materia, a volte prorompenti, a volte dettate da più aperti contrasti, tra un fondo lieve, quasi cartaceo nelle forme adombrate da sfumati bianchi, e un uscire del cretto dalla terra. Ma affrontare il tema pittorico di Federica Rossi, impone non solo un racconto ma anche alcune considerazioni, indirizzate sia alla scelta formale che alla storia dell’arte recente.
Perché, parlare di cretti inevitabilmente riporta a quelli di burriana memoria che l’artista umbro comincia a realizzarli nel 1973, capaci di evocare
dal un lato l’idea del trascorrere del tempo, e che affidano dall’altro lato alla tramatura superficiale del materiale tutta l’efficacia espressiva e decorativa dell’opera.
Se i riferimenti ad uno storico passato appaiono inevitabili per gli artisti più giovani che cercano una propria individualità, nulla toglie al loro personale bisogno di fare una scelta consapevole nel rapportarsi alla cultura artistica del passato.
Così Federica Rossi sembra guardare e cogliere il cretto nella sua essenza per interpretare la materia in maniera creativa, per cercare gli spazi dentro il quadro, scavare nel tempo, nella possibilità di giungere ad un incontro, fra interiorità e risultato formale, che sia perfetto perché la perfezione è l’irraggiungibile ideale delle arti.
Federica Rossi ha iniziato il suo cammino, in attesa dei prossimi appuntamenti che toccheranno altre capitali d’Europa.
Dopo Copenaghen, per l'artista parmigiana ci sarà infatti un'altra importante tappa: Bruxelles, lungo un iti-
nerario destinato a proseguire e rinnovarsi.
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