06/02/2012 -

Arte-Cultura


Grandi donne del Ducato

Patrizia Ronchini     

Da sempre Carmen Artocchini studia con passione tutto ciò che è storia del Ducato di Parma e Piacenza, riservando una particolare attenzione alle figure femminili. Il suo nuovo volume è il frutto di anni di ricerche ed è stato scritto con l’intento di avviare i lettori ad approfondire la conoscenza di donne dal ruolo tutt'altro che secondario, spesso inspiegabilmente trascurate dagli storici secondo una tradizione che tende a ricostruire vicende che ruotano sempre tutte intorno a personaggi maschili. Donne delle quali l’autrice coglie anche i risvolti più umani, oltre all’innegabile funzione nel contesto politico e dinastico in una lucida, rigorosa e avvincente ricostruzione che svela nuovi particolari attinti da fonti d’archivio e da rare pubblicazioni.
Alcune tra le protagoniste spiccano in quanto figure fondamentali della nostra storia, come Margherita d’Austria, principessa imperiale, moglie del secondo duca Ottavio Farnese e governatrice nelle Fiandre in rivolta. Nonostante Margherita nascesse nel 1522 figlia naturale dell’imperatore Carlo V d’Asburgo e di una borghese, crebbe a Corte tra gli agi secondo il rango che le competeva in quanto già costituiva una preziosa pedina dell’augusto padre, nel quadro delle sue alleanze. Passò un’infanzia serena, mantenendo nel frattempo, sporadici, ma buoni, rapporti con la madre. Fu promessa sposa a 5 anni, poi a 7 ed infine fu spedita in Italia perché ancora piccola per gli sponsali.
L'occasione che cambiò la sua vita fu quando il padre Carlo V, attraverso un documento in latino, scritto di proprio pugno leggitimò la figlia naturale e così fece di lei un’Asburgo. Margherita ebbe caro fino alla morte questo gesto e da tale momento le si riconobbe il titolo di Madame, d’Austria ovviamente. Nel 1533 venne in Italia e dopo essere stata accolta a Napoli dalla vedova del Vicerè, ebbe modo di acquisire un’istruzione che si conveniva alla figlia di un imperatore. Nel 1536 andò sposa tra feste spettacolari e fasti ad Alessandro de' Medici a Firenze nella chiesa di San Lorenzo.
Ma l’augusto padre non vedeva il genero così appetibile come prima, perché intanto era sceso al soglio pontificio Paolo III Farnese e si direbbe fu presto accontentato dal destino, perchè Alessandro fu assassinato per mano di un cugino. Così Margherita, giovane e bella fiamminga, venne promessa ad Ottavio Farnese, nipote del papa. Anche per i Farnese quel matrimonio rappresentava un salto di qualità ed un grosso affare per il cospicuo patrimonio di beni e gioielli, ereditati dalla promessa sposa dal marito defunto ma anche perchè i Farnese si imparentavano così con l’imperatore Carlo V «sulle cui terre non tramontava mai il sole».
Ma la nostra anche se giovane fanciulla non voleva sposare quel Farnese... lei, un’Asburgo, di sangue reale doveva andare da Firenze al Ducato di Parma e Piacenza, di nobiltà minore, insomma un declassamento. Così si oppose al padre in più modi, suscitando in lui indignazione e furore, Ma nel 1538 la promessa sposa dovette cedere alla ragion di stato e si mise in viaggio per Roma dove sarebbero state celebrate le nozze. Lei arrivò a Roma in veste vedovile  con il seguito tutto vestito di nero in stridente contrasto con lo splendore degli abiti delle dame e dei prelati che le dettero il più affettuoso benvenuto. Dopo il matrimonio giocò anche la carta dell’annullamento ma senza successo. Il povero sposo intanto si presentava sempre davanti alla camera da letto di Margherita, ma dovette aspettare 2 anni di rancori e castità per diventare marito in toto. Da quest’unione nacquero finalmente nel 1545 due gemelli, Carlo ed Alessandro, che ebbero come padrino e madrina due figure di estrema importanza: il nonno Carlo V, e Caterina de' Medici. Margherita si adoperò in seguito per far riavere al marito il Ducato di Parma e Piacenza, occupato nel frattempo dal legato pontificio Camillo Orsini e diventare essa stessa Duchessa. Raggiunse il marito a Parma, dove arrivò con il figlioletto Alessandro nel 1550 con un’accoglienza molto calorosa da parte del popolo.
Come si può constatare è vero che le donne non avevano posizioni di rilievo, ma in compenso decidevano e tramavano a seconda dei loro desideri. Così anche Louise Elisabeth di Borbone non fu per niente figura di secondo piano ma  fu attivissima sul fronte del mecenatismo artistico e culturale. Babet, così la chiamava suo padre Luigi XV, re di Francia, era stata molto coccolata a corte e andò sposa a 12 anni a Filippo di Borbone, figlio di Elisabetta Farnese e del re di Spagna Filippo V. Come si usava spesso all’epoca prima si sposò per procura e poi partì alla volta della Spagna, dove nel palazzo reale trovò un marito gentile e premuroso, ma totalmente soggiogato dalla madre Elisabetta che stravedeva per il suo Pippo. Si direbbe oggi che Elisabetta fece proprio la suocera e quando il figlio Filippo partì per le spedizioni militari, non permise alla nuora di raggiungerlo. Così per molti anni fino alla Pace di Aquisgrana quando Filippo, marito di Babet, diventò Duca di Parma, Piacenza e Guastalla lei restò alla corte spagnola subendo gli intrighi di Elisabetta Farnese. Quando arrivò finalmente a Parma Louise trovò la residenza di Colorno molto spoglia, ma lei non si perdette d’animo e con l’aiuto del padre e del suocero, cominciò a portare mobilio e suppellettili di grande valore.  Parma con lei entrò nella storia europea scuotendosi di dosso la tutela della Spagna. Babet ebbe un ruolo di primo piano nel processo di evoluzione, civile, culturale, e sociale del piccolo Stato e tutto questo con ottimi collaboratori, tant'è che il periodo in cui regnò Don Filippo venne definito «Il secolo d’oro di Parma». Alla corte di Parma si cominciò a parlare il francese e non più lo spagnolo. Lei Elisabeth Introdusse a Parma personaggi come Du Tillot, abile diplomatico e Parma venne abbellita con l’arrivo del Petitot, del Boudard e di Bodoni. Babet morì a 32 anni di vaiolo, mentre si trovava alla corte di Francia e subito. la cosa fu messa a tacere: i funerali a Parigi si fecero l’anno dopo. Anche a Parma il rito funebre si celebrò nello stesso anno nella chiesa dell’Annunciata parata a lutto. Le sue spoglie vennero gettate al vento quando con la Rivoluzione francese il sepolcro del Re di Francia fu violato e distrutto. Anche di Maria Luigia, l’autrice del libro ricostruisce con dovizia di particolari gli anni trascorsi a Parma, dal momento in cui entrò nella storia della nostra terra. Molte principesse, duchesse e madame dovettero subire la ragion di stato senza che i loro sentimenti e le loro aspirazioni venissero presi in considerazione, sposando - talvolta giovanissime - uomini imposti, subendo il ripudio di mariti avvezzi a tradimenti e soprusi o prendendo forzatamente i voti; anche se vi fu pure chi i voti li prese con convinzione. Nel libro qualcuna tra le «serenissime» sorprende per la sua modernità: Isabella prima duchessina di Borbone, oltre che essere di aspetto grazioso, parlava tre lingue, si dedicava all’allevamento di bachi da seta, ma soprattutto seppe mettere per iscritto in un libro (La sorte delle principesse) le contraddizioni della propria condizione: «Che può sperare la figlia di un principe? La sua sorte è tra le più sventurate.  Schiava fin dalla nascita dei pregiudizi del popolo, viene al mondo per vedersi condannata ad oneri ed etichette a non finire». Il libro sarà presentato nella Rocca Sanvitale di Sala Baganza domenica 12 febbraio,  alle  16,  nell’ambito della manifestazione «La Rocca Innamorata» che prevede una visita insolita alla Rocca guidata dalle protagoniste in costume. La  professoressa  Carmen Artocchini, l'autrice, sarà presente alla manifestazione.








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