Il Milan degli anni '60 nella saga familiare di Donatella Evangelista
di Alberto Brambilla
Donatella Evangelista ripubblica «Tifosa e basta» (Sedizioni, pp 254, euro 15); già prodotto «in proprio», e quindi uscito alla macchia, il libro aveva riscosso tra gli addetti ai lavori vivi consensi. Ora riproposto, rivisto nel testo con una ghiotta appendice, il volume appare più robusto e compiuto. Rileggendolo mi pare una originale versione «sportiva» del classico «romanzo di formazione»; è in fondo la storia della protagonista, Dodo, e della sua famiglia, che l’autrice segue nel tempo (vedi le scansioni temporali dei capitoli, a cominciare dall’infanzia, adolescenza, ecc.).
Dunque una sorta di saga familiare, sia pure in minore, figlia delle trasformazioni sociali, in una Milano del boom economico, povera ma dignitosa.
Il calcio, anzi, il Milan è un elemento essenziale in questa storia privata e insieme collettiva; e infatti la squadra e i suoi eroi accompagnano negli anni Dodo ed appaiono spesso sulla scena, irrompendo nelle pagine e poi ritraendosi.
Il Milan è dunque un cordone ombelicale, è il lessico familiare segreto (nei rapporti privilegiati con il padre, ad esempio, vera figura-totem della narrazione), una via di comunicazione e poi di salvezza.
Così Dodo diventa grande, prende consapevolezza di sé, si apre gradualmente al mondo, mentre tutto cambia si trasforma e consuma (strazianti e intense le pagine sulla morte dei genitori, infine ritrovati e ri-salvati dalla scrittura, àncora memoriale nel mare del dolore), nell’anima e nel corpo. Quest’ultimo è presenza costante, fisicamente avvolto nella scrittura che puntualmente ne segnala le oscillazioni, spesso psicosomatiche. Il corpo che cambia (e si ammala, e soffre) non è solo quello di Dodo, è anche e soprattutto quello della Fossa dei leoni, calda e affettuosa sciarpa avvolgente in cui la protagonista si nasconde e ripara fin che è possibile, finché tutto muta. Le pagine finali, inedite, rendono conto di questo ulteriore lutto ancora non risolto. E infatti la scrittura muta radicalmente, e si sfarina e si agglutina secondo i ritmi dell’emotività e della passione. Un libro dunque non facile, per diversi motivi: ma nel volubile regno di Eupalla questo è un pregio, non un limite.
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