di Davide Barilli
Mina, the «voice», torna a casa Barilla. La grande artista riprende a «raccontare» la grande azienda parmigiana. Di nuovo, dopo quarant'anni, l'ugola che - negli anni del «boom», davanti agli schermi all'ora di cena durante «Carosello» - entusiasmava il Belpaese con le sue «réclame», torna in Tv per la nuova campagna Barilla. Ma non canterà, stavolta: sarà la voce narrante del filmato. Inconfondibile, il suo timbro vocale racconterà «fuori campo» i momenti della pubblicità. Un grande ritorno che non è banalmente «tempo ritrovato» in salsa proustiana. No, è fedeltà pura: «da quarant'anni mangio la pasta Barilla», ha scritto pochi mesi fa la cantante sulle pagine di «Vanity Fair», in risposta a una lettrice. Dai tempi dell'indimenticabile «Carosello», in cui la più brava singer italiana era la protagonista della pubblicità degli spaghetti targati «Pr», il menù non è affatto cambiato. Un omaggio, quindi, per la «Barilla» e per la nostra città. Che arriva direttamente da una vera artista internazionale.
Mina è un flash: ritornano i ricordi di quel «Carosello» in bianco e nero, girato tra uno studio di registrazione e una cucina: sui fornelli «le mille bolle...» per cuocere gli spaghetti Barilla. Un'atmosfera famigliare che caratterizza anche questa nuova campagna pubblicitaria. È di amicizia, di affetti, di famiglia, che si parla nella nuova storia narrata da Mina; un racconto in tre episodi, dedicati ad altrettanti prodotti che evocano diversi momenti della vita quotidiana, il primo dei quali sarà «on air» da oggi. In pieno boom economico fu Pietro Barilla in persona a scegliere Mina per una grande campagna iniziata il primo luglio 1965.
Perché proprio lei? Per il semplice motivo che, come rifletteva il signor Pietro, era lei «la più amata dagli italiani». Ma anche perché era una star credibile: l'unica in grado di comunicare una serie di idee-valore adatte ad essere trasferite sul prodotto che si stava lanciando. Qualità indiscussa delle interpretazioni dei «Caroselli», estensione vocale, duttilità di artista, vocazione ad assumere più volti, pur senza intaccare la sua grande, inconfondibile personalità, vitalità venata di trasgressività che emanava: Mina era tutto questo. In fondo anche la nuova pasta non era solo pasta ma un prodotto di alta qualità, che si adattava a preparazioni diverse e che rendeva più sorridente la vita. Mina, eccezionale interprete dell'immagine Barilla dal 1965 al 1970, con la sua voce eccezionale accarezzava - elegante e voluttuosa - e troneggiava su gigantesche confezioni di pasta per consigliare acquisti di qualità a quelle grandi cuoche che erano (e sono) le casalinghe italiane. Inguainata in un abito simile a un fiore di calla, Mina scendeva la scalinata del palazzo delle nazioni all'Eur di Roma, riempendo l'aria delle note di «Una casa in cima al mondo». Così appariva in uno dei cortometraggi girati tra il '66 ed il '67, caratterizzati da scenografie avveniristiche e costumi da Oscar, disegnati da Piero Gherardi che proprio in quegli anni aveva vinto per due volte la prestigiosa statuetta grazie al suo lavoro con Fellini in «La dolce vita» e «8 e mezzo». Per i filmati vengono scomodati alcuni grandi del cinema, come - oltre a Gherardi - il regista Valerio Zurlini, ma anche Antonello Falqui e Duccio Tessari. Testimonial della pasta, con la sua splendida voce e gli abiti in nero o in bianco, roba da lasciare col fiato sospeso, Mina inanellò una serie di spot che hanno fatto storia: la «voce più ruggente d'Italia», sontuosamente vestita, si muoveva in surreali scenografie d'autore, accanto ad opere d'arte contemporanea. Bisognava però fare capire alle donne che la diva era davvero una intenditrice di spaghetti e tortiglioni. Ed il problema venne risolto con un'idea semplice e vincente: con un tocco silenzioso, una muta carezza di Mina alla confezione di pasta. Un gesto che fu - in quel caso - più efficace di una canzone.