In giro nello Yucatan a caccia del "mito" del serpente piumato
di Christian Stocchi
Chi, attraversando Yucatan e Quintana Roo, arriva a Tulum in un giorno di sole (quel sole che offre il Messico e che solum è suo, direbbe Macchiavelli) non dimenticherà mai quel concerto di sette diverse note d’azzurro, che dà ritmo e fascino al mar dei Caraibi.
E l’emozione è accresciuta dall’antica città maya, ricca di segni del passato, oggi popolata solo da turisti spesso distratti e da iguane stupite. Chi ha provato questa esperienza, confermerà. Chi non l’ha provata, deve affrontarla almeno una volta nella sua vita.
Ma le magie del Messico e della cultura preispanica non si chiamano solo Tulum: prendono tanti altri nomi, da Kobá a Chichén Itzá, la città più assediata dal turismo di massa, il cui apparato iconografico racconta storie di «divoratori di cuore» e di sacrifici umani che tanto turbano noi occidentali.
Un lungo viaggio attraverso la cultura di Maya, Olmechi, Toltechi e degli altri popoli precolombiani, è proposto dall’archeologa Maria Longhena in «Viaggio in Messico» (Einaudi, 14,50 euro). L'autrice si pone, come chiarisce fin dal sottotitolo del saggio, «sulle tracce del serpente piumato», che si presenta sotto varie vesti: «Kukulkán, Quetzalcóatl, il Drago celeste, il Serpente a sonagli. Il più venerato tra tutti gli dei, gli animali sacri e le stelle».
Il viaggio comincia da Villahermosa, la capitale del Tabasco, e dal parco-museo dedicato alla misteriosa civiltà olmeca, fondato nel 1958 dal poeta Carlos Pellicer Cámara. Quindi, prosegue attraverso Monte Albán e Mitla, Palenque, Yaxchilán, Teotihuacán e Tula, Kabá, Uxmal, Chichén Itzá, Tulum, México-Tenochtitlá. Mito, tradizione e storia trovano testimonianza anche in costruzioni straordinarie, come le Piramidi del Sole e della Luna di Teotihuacán o la nota Piramide di Kukulkán di Chichén Itzá.
L'autrice, che attinge a varie fonti, fra cui anche il Popol Vuh («Il libro del Consiglio»), delinea bene il profilo di un mondo che certamente va capito a partire dal suo codice culturale.
Di qui forse la scelta di concedere uno spazio marginale all’invasione europea. Non vi resta che leggere, dunque. E poi partire. Ma affrettatevi, perché nel 2012 - la profezia dei Maya è nota - finirà il mondo. Uomo avvisato...
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