Rinaldi: Resistenza tra memoria e racconto
Domani, ore 21,00, alla Rocca di Sala Baganza, prosegue «Raccontare la Resistenza», la serie di incontri organizzati dalla sezione locale dell’ANPI e dal Comune di Sala in preparazione al 25 aprile. Il protagonista della serata, intitolata «La Resistenza tra memoria e racconto», sarà Mario Rinaldi, storico e scrittore parmigiano, intervistato da Giuseppe Massari, della casa editrice Diabasis di Reggio Emilia (con cui peraltro ha curato la bella antologia di «Vento del Nord», uscita sempre per Diabasis nel 2008). Il presupposto da cui muove questa rassegna è proprio la constatazione del valore che ha assunto per noi oggi il fenomeno resistenziale: quando un evento diviene patrimonio collettivo e giunge a riguardare l’intero Paese, non è più sufficiente osservarlo attraverso la lente della ricerca scientifica e della storiografia; esso mette inevitabilmente in moto il motore dell’affabulazione, del racconto, diviene epos. Già Italo Calvino, nella prefazione all’edizione del 1964 de «Il Sentiero dei nidi di ragno», ricordava come la realtà della guerra partigiana e dell’Italia della ricostruzione fosse un dato talmente evidente che il problema per chi si metteva a scrivere in quell'epoca diveniva principalmente un problema di poetica: come scriverne, come parlarne. Sebbene a distanza di anni dalle riflessioni di Calvino, anche Rinaldi ha dovuto affrontare il medesimo problema e tentare di scioglierlo. Dopo «Dal Ventasso al Fuso» (Parma, Battei 1988), scritto insieme a Massimiliano Villa (William), una delle ricerche più importanti sulla Resistenza parmense, egli è tornato nuovamente su quelle vicende, nel frattempo consolidatesi dentro la nostra memoria collettiva, con un romanzo, «Boogie Woogie» (Diabasis, 2002), che è insieme uno spaccato di storia pubblica e un romanzo familiare.
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