Cliccando "Gli anni della Dolce Vita"
Katia Golini
Quando si dice «Dolce Vita» il pensiero corre inevitabilmente a Federico Fellini. Nessuno ne ha raccontato l'anima meglio di lui. Le luci e le ombre, la magia e la quotidianità, il mito e l'umanità terrena.
A 50 anni dalla «prima» del film-capolavoro (5 febbraio 1960) il Museo nazionale del cinema di Torino e la Fondazione Solares di Parma hanno coprodotto una mostra fotografica (aperta fino a domenica prossima alla Mole Antonelliana di Torino) per ricordare il maestro, il suo lavoro, il clima che lo ha ispirato e soprattutto uno dei periodi storici più emblematici della storia del Secondo Novecento italiano. Tutto pubblicato nel libro «Gli anni della Dolce Vita», catalogo della mostra che comprende - oltre a tutte le fotografie esposte e all'introduzione di Alberto Barbera (Direttore del Museo Nazionale del Cinema) e di Stefano Caselli (presidente di Solares Fondazione delle arti) - due saggi critici di Tullio Kezich e Rocco Moliterni. Fine anni Cinquanta-primissimi anni Sessanta, Roma capitale del jet set, via Veneto e dintorni. Scene di vita da divi, rubate da uno dei paparazzi più famosi del momento: Marcello Geppetti. Ecco la mostra: 160 attimi fermati per sempre. Protagonisti i più bei nomi del cinema del momento. Anita Ekberg che minaccia con arco e frecce i fotografi appostati davanti alla sua villa, Kirk Douglas con la moglie e Cyd Charisse con il marito in via Veneto, Pelè davanti allo «Shaker», Alain Delon con Romy Schneider abbracciati in una calda estate romana, Jack Lemmon con Joan Collins al «Caffè dell'Epoca», e poi ancora John Derek e Ursula Andress, Michelangeo Antonioni e Monica Vitti (alle prese con un fotografo impertinente), Richard Burton, Liz Taylor, Brigitte Bardot, la Loren, Mastroianni, i Kennedy.
E ovviamente lui, Federico Fellini, con gli amici, in strada, sul set della «Dolce Vita».
Ed è qui che entra in scena Arturo Zavattini, figlio di Cesare, operatore di macchina sul set del film. Con pudore e grazia osò scatti di quelli che oggi chiameremmo fuori onda. La serie di immagini, finora gelosamente custodite nel suo archivio privato, raccontano un Fellini mai visto prima: Federico con lo sceneggiatore Tullio Pinelli, con l'organizzatore del set Clemente Fracassi, concentrato davanti alla macchina da presa, con l'aiuto regista Dominique Delouche, con Nico Otzak e, naturalmente, con Marcello, il «suo» Marcello (che non a caso è scelto per la copertina del catalogo). «Quella della Dolce vita è una storia che è stata scritta e riscritta un'infinità di volte - dice Marco Barbera, direttore del Museo nazionale del cinema nell'introduzione del catalogo -. E allora, come annota il compianto Tullio Kezich in uno dei suoi ultimi scritti: come ricordare il film con qualcosa che non sia già stato detto, visto e stampato? Noi ci proviamo perché di quel film non ci si può dimenticare».
Inserisci il tuo commento