E' di un nostro grande poeta che non c'è più il più bel libro italiano sul cinema uscito lo scorso anno.
Il volume «Attilio Bertolucci, Riflessi da un paradiso: scritti sul cinema» a cura di Gabriella Palli Baroni (Moretti & Vitali, 2009), ha infatti vinto i Limina Awards 2010 quale miglior libro italiano sul cinema 2009.
La scelta è della giuria della Consulta Universitaria del Cinema, che ha assegnato a Udine gli annuali riconoscimenti, in occasione del Film Forum Festival in programma nel capoluogo friulano e Gorizia.
Le recensioni cinematografiche di Attilio Bertolucci - piccoli capolavori di intelligenza critica e sensibilità estetica - prendono in esame (con l'occhio da poeta) Murnau, Ford, Rossellini, Dreyer, De Sica, Clair e tanti altri grandi maestri del grande schermo.
Bertolucci ha scritto sulla «Gazzetta di Parma» dal 28 settembre 1945 al primo febbraio del ’51, all’inizio nella forma della critica cinematografica, poi nei brevi editoriali a tema della «Lanterna magica».
Negli stessi anni ha collaborato con la rivista «Critica cinematografica», «Il giovedì» e al famoso terzo programma della radio, dove come redattore aveva Carlo Emilio Gadda.
Nel libro «Riflessi da un paradiso», frutto del lungo lavoro di ricerca di Gabriella Palli Baroni, si documenta i modo analitico l'attività che Attilio Bertolucci esercitò, quasi quotidianamente, come critico cinematografico sulla «Gazzetta» (dal 1945 al 1951) e sul periodico «Giovedì» (dal 1952 al 1953).
Per Attilio il momento della scoperta del cinema si colloca nella seconda metà degli anni Venti, quando gli fu possibile assistere per la prima volta alla proiezione di opere firmate da registi quali Chaplin, Dreyer, Stroheim, Hawks e Murnau.
Essendo, allora, il cinema muto, la pura forza delle immagini in movimento aveva qualcosa delle rivelazioni assolute, tali da cambiare radicalmente il modo di vedere il mondo.
A quell'incontro Bertolucci sarebbe rimasto sempre fedele.
Fu lui, insieme a Pietrino Bianchi, a «costringere» (ne è testimone Maurizio Alpi) Cesare Zavattini ad accompagnarli al cinema: l'anno era il '25, il film «La febbre dell'oro» e la sala il mitico Orfeo.
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