Roberta Vinci
I folletti esistono? E se esistono, dove si nascondono? Curiosità che hanno dato vita al viaggio raccontato da Mario Ferraguti, un affascinante intreccio di realtà e fantasia alla scoperta dei segreti che colorano la tradizione dell'Appennino.
Nella presentazione del suo ultimo romanzo, «Dove il vento si ferma a mangiare le pere, viaggio sull'Appennino alla ricerca del folletto» edito da Diabasis, il pubblico presente alla libreria Mondadori dell'Eurotorri, è stato catturato dalla magia del racconto. Presentato dal giornalista e scrittore, Valerio Varesi, Ferraguti espone l'aspetto culturale, antropologico e linguistico con semplicità ed efficacia. Sì, perché non si tratta di un semplice racconto di fantasia, ma del frutto di una ricerca durata anni; lo scrittore ha visitato i luoghi descritti e ha raccolto le voci dei «montanari» (e qui si rivela l'aspetto antropologico).
«Per alcuni, parlare di queste creature magiche, è raccontare di figure reali - spiega l'autore -; per altri, soprattutto per i più giovani, è quasi una vergogna generata dalla superstizione». E ancora: «C'è uno scarto generazionale, è come se questa ricchezza culturale sia stata abbandonata, rifiutata».
Il folletto di cui si parla, non è uno, ma varia in base a come la gente se lo immaginava. E' proprio nell'immaginario collettivo e nel racconto tramandato di queste storie, che i folletti prendono vita. «Tutto il mondo della tradizione orale, basandosi sulla parola, evoca immagini, la parola crea e dà vita - questo il concetto che ribadisce più volte Ferraguti e dal quale scaturisce la scelta letteraria -. Ho scritto un romanzo per avere più libertà. Ho potuto così utilizzare un linguaggio mimetico, che rispecchiasse i ritmi del parlato, il richiamo a nomi di un tempo che fu».
Non ci resta che sfogliare le pagine del romanzo e lasciarci rapire da queste simpatiche e dispettose creature, tra paesaggi e abitanti che le tengono in vita nei loro racconti.
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