Regio declassato a teatro di provincia
Rino Tamani
Il terzo fascicolo (settembre-dicembre 2010) di «Aurea Parma», la prestigiosa rivista, disponibile nelle principali librerie, propone sette interessanti saggi, 100 pagine, di storia, letteratura e arte. Giuseppe Bertini approfondisce l’interesse del duca Ottavio Farnese e della moglie Margherita d’Austria per le pietre dure, documentato dagli inventari dei loro beni redatti dopo la morte. Gli oggetti in cristallo di rocca furono acquistati dai fratelli Gaspare e Girolamo Miseroni di Milano. Ottavio nel 1575 fece installare a Parma «un laboratorio di diaspri» affidandolo a Giovanni Maria Tortorino. Gino Scala ricostruisce la storia del monumento a Vittorio Bottego nel decennio1897-1907, soffermandosi sulla genesi del comitato per l’erezione presieduto dal rettore Stanislao Vecchi e dal presidente onorario Giovani Mariotti, sindaco di Parma, sulla pubblica sottoscrizione e sull'inaugurazione il 26 settembre 1907. William Gambetta cura la pubblicazione del diario di prigionia e delle memorie di vita di Sante Manghi (Poviglio1923-Parma 2003). Una vita che rispecchia quella di un’intera generazione cresciuta sotto la dittatura fascista, passata attraverso la seconda guerra mondiale, fino alla ricostruzione morale e politica del dopoguerra. Giovani Gonzi esamina la modernità e l’originalità del pensiero educativo dell’onorevole Agostino Berenini, ministro della pubblica istruzione per 18 mesi dal 1917 al 1919. Un incarico svolto «con impegno e competenza», con il proposito di offrire alle masse l’opportunità di un’elevazione culturale, convinto del primato dello stato nella funzione educativa, anche se i risultati raggiunti furono inferiori alle attese. Paola Meccarelli, partendo dal presupposto che nel Medio Evo il canto gregoriano è stato fondamento di civiltà, approfondisce l’esperienza di Parma, anche se a causa delle notevoli dispersioni, resta poco materiale. Marco Botti ricostruisce la carriera del nonno Giuseppe Botti (Vanzone 1889-Firenze1968), maestro dell’egittologia italiana. Tra le sue attività resta il catalogo completo, ancora attuale, della collezione egizia del museo archeologico di Parma. Un lungo e documentato saggio di Renato Lori analizza il delicato equilibrio organizzativo e amministrativo del Teatro Regio di Parma nel difficile contesto del primo ventennio post-unitario. La complessa condizione del neonato Regno d’Italia, povero e arretrato, soprattutto per gli incombenti problemi finanziari arrecati dai dissestati bilanci pre-unitari e dal gravoso sforzo delle guerre d’indipendenza, influì pesantemente sulla cultura. Lo stato unitario, infatti, dovette affrontare la realizzazione di un’adeguata rete d’infrastrutture e il raggiungimento del pareggio del bilancio statale. Il Regio, declassato a teatro di provincia, perdette sia il prestigio di teatro di capitale, sia le munifiche donazioni dei regnanti. Parallelamente si dissolvevano le prerogative politiche, sociali e culturali, che in epoca ducale, oltre al valore degli spettacoli, aveva identificato il teatro come «una prestigiosa sede istituzionale di celebrazioni e autocelebrazioni». Con l’abolizione del finanziamento statale il teatro Regio perdette il tradizionale ruolo di «specchio delle magnificenze e raffinatezza del duca» per diventare un luogo di diffusione di cultura, musica e spettacolo. «La formidabile macchina del melodramma ottocentesco, non smise mai di manifestare, pur tra mille difficoltà, una fervida vitalità in campo artistico e culturale». La rubrica «Biblioteca» contiene recensioni di Federica Dallasta, Ubaldo Delsante, Mario Rinaldi e Giovanni Ronchini. Le tradizionali rubriche «Segnalazioni bibliografiche» e «Cronaca» di Adelisa Prandi Gambarelli concludono il 94° anno di attività della rivista.
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