Enrico Robusti alla Biennale. Ma prima una mostra a Parma
Stefania Provinciali
Pulsa un cuore parmigiano nel Padiglione Italia della cinquantaquattresima edizione della Biennale di Venezia. L’artista Enrico Robusti è tra i prescelti dal curatore Vittorio Sgarbi a rappresentare la pittura della contemporaneità. L’annuncio ufficiale è giunto, ieri, dall’assessore alla cultura del Comune di Parma, Luca Sommi, nel corso della presentazione della mostra «Vertigine» che Enrico Robusti terrà nella Galleria San Ludovico, dal 5 al 29 maggio; una mostra che era già in programma, come lo stesso Sommi ha sottolineato, ma che è ora divenuta momento di ulteriore conoscenza dell’artista prima della Biennale veneziana.
Enrico Robusti è già noto sulla scena nazionale ed internazionale per quella sua pittura che racchiude in sé la storia dell’arte, che guarda all’uomo e ne indaga la quotidianità, con ironia, sofferenza e sconcerto, traducendone passioni, sentimenti, azioni in opere dai tratti espressionisti ma «conditi» con la conoscenza di chi ha approfondito il rapporto col sapere di secoli di storia. La mostra parmigiana sarà inaugurata giovedì 5 maggio, alle ore 18. «Sarà una mostra di alto valore - ha detto l’Assessore Sommi- ma - ha proseguito- sarà unica anche per un altro motivo. Per la prima volta una mostra sarà completamente a costo zero grazie all’impegno dell’Assessorato alla Cultura, dei dipendenti e tecnici comunali, che hanno garantito l’allestimento e l’organizzazione, e di alcune imprese cittadine che hanno offerto le loro prestazioni a titolo gratuito, per i trasporti (Casoli Trasporti), il materiale pubblicitario (Macrocoop di Parma) e il vernissage (Cantine Alessandro Ceci). Un esperimento inconsueto nel panorama nazionale che dimostra come la collaborazione tra pubblico e privato consenta di promuovere efficacemente l’arte e la cultura anche in tempo di crisi». Enrico Robusti è nato a Parma nel 1957. Dopo gli studi classici ed una laurea in Giurisprudenza, si dedica allo studio della tecnica pittorica seicentesca con riferimento alle opere di Van Dyck e Rubens. «Facevo ritratti su commissione» racconta «ma verso il 2000 qualcosa è cambiato e la mia produzione ha preso una strada nuova». Oggi dipinge con impietoso realismo le «sue» storie mischiando il tratto caricaturale di Gorge Grozs e di Otto Dix, lo slancio vitale verso le «cose» di un Novello a tinte forti, la poesia visionaria di Bosch, la follia confusa di un Bruegel. C'è poi l’esasperata precisione dei dettagli, la vena caricaturale della ritrattistica da strada e il virtuosismo tecnico di un Manierismo rivisitato, il gusto dell’eccesso che fa ridere ed insieme fa pensare. Sta qui, forse, il segreto vero di Enrico Robusti, di aver studiato, l’uno e l’altro pittore, di conoscere l’uno e l’altro vignettista o disegnatore, di aver approfondito la storia dell’arte ma di essere in pittura soprattutto se stesso nella sua «illustrazione variopinta» del mondo contemporaneo. Dentro il quadro si svela il pittore simbolista che tende le sue trappole per raccontarci l’inadeguatezza dell’uomo di fronte alla vita contemporanea, un vero e proprio «bestiario» fatto di umanità, fra sentimenti, ragioni, eccessi, ipocrisie e disperata comicità. La carriera espositiva lo ha visto nel tempo impegnato in importanti mostre personali e collettive. Tra le più recenti (giugno 2009) è presente alla Cà D’oro a Venezia nella mostra «L'anima dell’acqua», a corredo collaterale della 53° biennale. Nel mese di luglio il Comune di Roma sceglie una sua tela come manifesto per le celebrazioni del 40° anniversario dello sbarco sulla luna. Nel 2010 inaugura una personale a Milano con il patrocinio del Ministero dei Beni Culturali, a Palazzo Litta. La stessa mostra viene poi trasferita al Broletto di Como. Nel settembre è invitato, con una stanza personale, alla 2° edizione della Biennale Internazionale d’Arte Contemporanea di Sabbioneta. Vittorio Sgarbi lo ha inserito nel «filone del realismo visionario», eterno provocatore di una «Vertigine» che non si dimentica.
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