La "missione impossibile" di Giovanelli ai Crociati
Paolo Mulazzi
Capitanando il XV azzurro riuscì in ciò che pareva impossibile: vincere in casa dei francesi. Grenoble 1997 finale Coppa Europa, ça va sans dire. Tra gli avversari c’era l’attuale tecnico dei Bleus, Saint-André. Al suo fianco, del «Leone» Giovanelli, a confezionare quella gemma mai duplicata c’era anche il tecnico crociato Mazzariol. Similitudini tra quella partita e la corsa salvezza dei Crociati? «Credo più nell’impossibilità di allora anche se c’erano i presupposti» confida il neo diesse crociato «La squadra credo ci sia, ha un gioco anche se da ottimizzare. Scontiamo anche diverse assenze».
Giovanelli è arrivato in una società in difficoltà non solo dal punto da vista tecnico. Viene da chiedersi: ma chi gliel’ha fatto fare? «Sicuramente il legame con la città, col territorio. E poi, evidentemente, le sfide impossibili fanno parte del mio patrimonio genetico» sorride l’ex capitano azzurro che è come se fosse a casa, data la connotazione nocetana dei Crociati. Il discorso s’incanala in maniera naturale in quel famoso progetto di unire le forze sotto un unico tetto che se non naufragato si è quanto meno arenato l’estate scorsa.
E’ lo stesso Giovanelli ad entrarvi: «Io spero che in futuro i Crociati rappresenteranno tutte le realtà rugbystiche locali. Credo debba essere così e che ci siano i presupposti. E’ un percorso lungo, ora scontiamo un momento economico difficile. Parma, però, ha una storia rugbystica ed un tessuto economico importante. Certo, è più facile a dirsi che a farsi» ammette Giovanelli che aggiunge «Il passato deve essere messo sotto una pietra tombale se vogliamo guardare al futuro. La volontà della società c’è e se il progetto parte con basi solide non è impossibile. E’ anche uno dei motivi per cui ho accettato questo incarico». E’ il trait d’union che mancava tra squadra e società, porta carisma. Cosa riceve? «Ad oggi posso dire che il mio contributo alla causa è gratuito» tiene a precisare «Al gruppo è stata ribadita la ferma volontà di proseguire il progetto». Un girone di ritorno, nove partite per provare l’impresa. Intanto ne arrivano due (L’Aquila in casa, meteo permettendo, San Gregorio in trasferta dopo la sosta) che definire fondamentali è eufemistico. «In questo momento in cui c’è da ritrovare fiducia bisogna pensare solo alla prossima partita, al prossimo avversario. Cocco è un buon tecnico e con un’ottima gestione del gruppo, in questo senso non ci saranno difficoltà. Io sono fiducioso». Da tre squadre potenziali in Eccellenza due stagioni or sono al rischio black-out. Per una serie di motivi, Parma non può perdere il suo posto.
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